Rese l’arte alla portata di tutti, va in mostra «Io sono Cambellotti»

Dalla rappresentazione de “La Nave” di Gabriele d’Annunzio, alla realizzazione di manifesti come quello per l’Esposizione Internazionale di Roma del 1911, passando per l'illustrazione figurata in tessuto colorato - ricca come un piccolo arazzo – dell'edizione di lusso delle “Favole” di Trilussa: le opere di Duilio Cambellotti, poliedrico artista italiano di arti grafiche e visive (1876-1960), saranno in esposizione per la prima volta, a partire da venerdì 27 ottobre alle ore 18, nello spazio espositivo W. Apolloni in Via Margutta 53 B, nella mostra “Io sono Cambellotti”.

Artista di schietta romanità, cesellatore, scultore e illustratore di libri, Cambellotti concepì la sua arte come opera di divulgazione popolare e di educazione al bello per le masse, ma riuscì anche a imporre l'elegante idealizzazione di oggetti rustici – come i mobili e le maioliche – al pubblico borghese, favorendo la consapevolezza della bellezza propria degli strumenti del lavoro contadino. Socialista umanitario, moderato e pacifista, resuscitò in senso popolare e repubblicano la simbologia romana del fascio, dell’aquila e della lupa molto prima dell’avvento del fascismo, che quando arrivò al potere se ne impadronì trovando in Cambellotti un repertorio simbolico già “pronto”. Illustratore di propaganda nella Prima Guerra Mondiale, creatore di singolari monumenti ai caduti nel primo dopoguerra, fu anche coinvolto nell’opera delle nuove città di fondazione della Bonifica Pontina.

Numerose anche le opere di Cambellotti disseminate a Roma; una tra tutte la Lupa Capitolina in bronzo, esposta all'Anagrafe e fusa dall'artista. Il catalogo della mostra “Io sono Cambellotti” è stato curato da Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli, ed è stato arricchito dalla presentazione firmata dallo scrittore, vincitore del premio Strega nel 2010, Antonio Pennacchi, che di Cambellotti scrive: «Io, per me, non sono un esperto di arti figurative. Non ci capisco niente, vado solo a 'mi piace o non mi piace'. Però qualche opera del Cambellotti l'ho vista pure io dentro il Tribunale di Latina (La Redenzione dell'Agro, esposta nella prefettura di Latina, ndr) negli anni ottanta le due o tre volte che da imputato ci sono dovuto entrare per forza. Quando fai l'imputato non sai mai come va a finire, e a tutto pensi fuori che agli altorilievi sui muri. Lo spirito di Cambellotti mi perdonerà! (...)». Diverso l'incontro con "La Redenzione dell'Agro", che Pennacchi ammirò nella prefettura di Latina insieme ad altri compagni di lavoro: «Ci colpì subito tutti appena entrati - racconta lo scrittore nella prefazione -, come una mazzata tra capo e collo. Tutti con gli occhi in alto stavamo, tutti zitti senza neanche più ricordare perché eravamo venuti».
Martedì 24 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 14:16

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1 di 1 commenti presenti
2017-10-24 14:55:40
ho dato una sbirciata su internet, davvero notevole, sembra voler coniugare la composizione e la forma strutturata del ritorno all' ordine, con il movimento delle linee di forza proprie del futurismo. quei buoi e l' uomo a cavallo ad esempio, sono immobili ed in movimento allo stesso tempo.
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