Roma, il racket degli Spada, parla un pentito: «Ecco come funziona il clan»

di Sara Menafra
La famiglia Spada funziona come un vero e proprio clan mafioso. A spiegarlo è uno dei pentiti delle indagini sulle famiglie di Ostia le cui parole hanno maggiore peso nelle indagini avviate dalla Dda di Roma, il giovanissimo Michael Cardoni, inizialmente legato ai Baficchio ma che dopo le pressioni della famiglia sinti ha da tempo deciso di collaborare con la procura. Il suo verbale è stato acquisito ieri agli atti del tribunale del riesame chiamato a pronunciarsi sul caso di Roberto Spada, gestore della palestra Femus che ha aggredito un giornalista di Rai 2. Ai magistrati il giornalista, Daniele Piervincenzi, ha ribadito di temere per se e per la propria famiglia.

I DIVERSI COMPITI
Spada, ora in carcere di alta sicurezza per violenza privata e lesioni aggravate dal metodo mafioso, nella descrizione di Cardoni è quello che «comanda in seno alla famiglia». Segue Carmine, detto Romoletto, «che si occupa di prestare i soldi a strozzo». Poi c'è «Spada Silvano, fratello di Massimiliano, un emergente che ha anche un ruolo di comando» e che usa il ristorante di un «amico» come luogo di spaccio, con vari dipendenti che a detta di Cardoni lavorano anche per lui. Poi Enrico Maciste Spada, Roberto Zibba, anche loro, dice Cardoni, nel traffico di stupefacenti, mentre Ottavio detto Toro è «nelle società». Tra le attività collaterali, il dominio sulle case popolari. Lo stesso Cardoni ha messo a verbale di aver dovuto cedere l'alloggio Ater in cui viveva per spostarsi in un altro per sfuggire alle minacce degli Spada.

 
Giovedì 23 Novembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 24-11-2017 10:01

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