Quirinale, sesto scrutinio
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ROMA - Napolitano ha accettato la ricandidatura al Quirinale dopo il pressing di Pd, Pdl, Scelta civica e Lega. «Mi attendo responsabilità da tutti», scrive in una nota il Capo dello Stato. Via al sesto scrutinio.

Il sesto voto. Su Napolitano dovrebbero convergere i voti di Pd e Pdl, che hanno riunito i propri gruppi parlamentari. Garantito anche il sostegno di Lega e Scelta civica. Sel invece si smarca, rompe con il Pd e conferma il voto a Stefano Rodotà, insieme al M5s. «Dai confronti è emersa una convergenza ampia per la richiesta a Giorgio Napolitano di una sua rielezione», ha detto Pier Luigi Bersani all'Assemblea dei gruppi, aggiungendo che nei contatti notturni tra le forze «era emersa una evidente impasse» salvo la convergenza su Napolitano.



Amato premier.
Intanto indiscrezioni parlano di un'ipotesi Giuliano Amato per la presidenza del Consiglio. Bersani e lo stesso presidente della Repubblica assicurano che nei colloqui si è parlato solo ed esclusivamente del secondo mandato del Capo dello Stato.

La nota di Napolitano. «Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l'elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un'assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità». «Naturalmente - aggiunge Napolitano - nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell'elezione del Presidente della Repubblica». Il riferimento è alle indiscrezioni in base a cui il Capo dello Stato avrebbe chiesto in cambio ai partiti una garanzia sulla formazione di un governo.

Il quinto voto. Nuova fumata nera alla quinta votazione dopo la bocciatura di ieri da parte dell'Aula della candidatura Prodi. Il Pd, così come Lega e Scelta civica, aveva annunciato scheda bianca e il Pdl ha deciso di non partecipare ai lavori dell'Assemblea. Secondo i dati ufficiali, al quinto scrutinio Stefano Rodotà si ferma a quota 210 voti, pari a tre voti in più della somma M5S e Sel, mentre le preferenze per Giorgio Napolitano sono state 20. A seguire: Rosario Monteleone (15), Emma Bonino (9), Claudio Zinna (4), Annamaria Cancellieri (3), Massimo D'Alema (2), Franco Marini (2). Schede bianche 445, nulle 17, 14 quelle disperse.

Il pressing su Napolitano. Su Napolitano, fin da stamani è partito un forte pressing. Bersani, Berlusconi e Monti, il quale prima ha avuto un colloquio con il segretario dimissionario del Pd, sono andati al Colle. I democratici hanno chiesto esplicitamente a Napolitano un secondo mandato. Scelta civica ha messo da parte il nome di Anna Maria Cancellieri chiedendo a Napolitano «di accettare la ricandidatura, nel superiore interesse del Paese». Anche un gruppo bipartisan di presidenti di Regione e grandi elettori ha incontrato il presidente della Repubblica.

Un appello a Napolitano affinché prenda in mano la situazione è arrivato anche dalla Cei. «Questa grande figura - che il Signore gli dia veramente salute, forza - possa prendere il mano le situazioni, per consapevolizzare in maniera adeguata il mondo politico per una scelta di vera dignità e di grande responsabilità», ha detto monsignor Giancarlo Bregantini, capo commissione Cei.

Le indiscrezioni. Il Capo dello Stato avrebbe chiesto una serie di garanzie: prima fra tutte che l'accordo tra le forze politiche non sia limitato al solo suo nome ma sia legato a doppio filo a un'intesa sul prossimo governo. Un'intesa definita in via preliminare. Fonti del Pd in particolare spiegano che il presidente non può in alcun caso essere messo nella situazione di dover riaprire consultazioni al buio con il rischio di sentirsi riproporre i veti di poche settimane fa. Fonti del centrodestra invece sottolineano come la difficoltà principale sia proprio la spaccatura del Pd e le conseguenti incognite nel segreto dell'urna.

Il Pd. Su Napolitano converge anche la corrente renziana del pd: «Sarebbe positivo se accettasse», aveva detto il sindaco di Firenze aggiungendo: «Il Pd esiste ma ora c'è da risolvere la questione del presidente della Repubblica, un problema alla volta». Il Pd intanto smentisce l'indiscrezione secondo cui traccerà il voto nella sesta votazione, ovvero sulla scheda indicherà il candidato concordato in modo tale che siano individuabili gli eventuali franchi tiratori.
Sabato 20 Aprile 2013, 16:36 - Ultimo aggiornamento: 19:06
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