Londra, dopo le proteste May fa mea culpa: «Appoggio alle famiglie insufficiente»

I morti nell'inferno della Grenfell Tower non potranno essere meno di 58, ma certamente saranno molti di più e ci vorranno settimane se non mesi per identificarli. Un trauma per la Gran Bretagna la cui oscura e spaventosa forza ha investito in pieno la premier Theresa May, obbligandola oggi ad un cambio di passo, un pò tardivo, di fronte allo shock delle contestazioni e della rabbia e del risentimento montanti, strappandole l'ammissione che l'aiuto alle famiglie colpite dalle fiamme «è stato insufficiente» e la promessa di una «inchiesta pubblica aperta e trasparente».

La figura nera della torre ha fatto da sfondo all'amaro compleanno della regina Elisabetta, che per i suoi 91 anni "ufficiali" ha cercato di mettersi in sintonia con «l'umore cupo» della nazione, dopo la successione delle stragi dell'Isis a Manchester e a Londra e poi il dramma dell'incendio Il capo delle operazioni di Scotland Yard, Stuart Cundy, è stato costretto ad arrendersi ancora una volta all'incertezza: 58 persone sono ancora disperse e si presume quindi che siano morte, con un balzo di 28 in più da ieri. I morti recuperati trasportati all'obitorio sono già 16. «La nostra attenzione si è concentrata su quanti erano nella Grenfell Tower. Tuttavia - ha ricordato il comandante Cundy - potrebbero esserci persone che erano presente là quella notte senza che altri lo sapessero
«ed è prioritario stabilire chi fossero». «Oggi - è l'incipit del messaggio della sovrana alla nazione - è un giorno tradizionalmente di celebrazioni. Quest'anno, tuttavia, è difficile sfuggire al cupo umore della nazione. Nei mesi scorsi abbiamo assistito a una sequela di terribili tragedie». «Messo alla prova, il Regno Unito si è mostrato determinato di fronte alle avversità», ha proseguito Elisabetta, che ha osservato poi un minuto di silenzio prima dell'inizio di un "mesto" Trooping the Colour, la parata in alta uniforme davanti a Buckingham Palace.

Ma la sintonia col Paese che la regina oggi ha cercato l'ha decisamente persa in questi giorni la premier Theresa May, che si appresta a iniziare i difficili negoziati per la Brexit alla guida di un Paese diviso, senza un governo, confuso e ora anche pieno di risentimento. A ricordarglielo oggi un migliaio di persone ha marciato verso Downing Street urlando
«May must go!» (May se ne deve andare), rimproverandole di aver gestito con freddezza, senza empatia e tardivamente la tragedia dello spaventoso incendio di North Kensington. Una freddezza che il pubblico ha notato anche in un'intervista, con risposte «da politico», alla trasmissione della Bbc "Newsnight". Mentre la gente protestava, May, nel suo ufficio al numero 10, riceveva una delegazione di persone sopravissute alle fiamme e al fumo e di volontari, al termine di una riunione della task force, da lei presieduta, alla quale ha partecipato anche il sindaco della metropoli, Sadiq Khan. Risultato: lo stanziamento di un fondo di 5 milioni di sterline e la promessa di rialloggiare chi ha perso la casa, all'interno del municipio di Kensington e Chelsea. May ha promesso un'inchiesta pubblica e aperta e trasparente, con le spese legali delle vittime e delle famiglie delle vittime pagate dal governo. «È stato deciso - ha concluso la premier - che l'inchiesta pubblica farà capo a me personalmente e sarò io responsabile nel renderne effettive le conclusioni».
Sabato 17 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 18-06-2017 16:58

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2 di 2 commenti presenti
2017-06-18 15:00:36
La Grenfell Tower è un edificio del '74 nell'area di Kensington a ridosso dei quartieri più ricchi di una delle città più facoltose del mondo con la piazza finanziaria più trafficata ed importante del globo. Persino più di Wall Street. Eppure si è parlato dei tagli del Governo May sui generis quali potenziali responsabili dell' accaduto. Insomma, per quasi tutti i media sarebbe colpa dell' austerity dell' Unione Bretone. Si direbbe quasi che serpeggi il timore più che fondato che quello che sin qui è stato un vezzeggiato simbolo del multiculturalismo privilegiato londinese e dopo l'incendio una figura tenuta forzosamente dai media a distanza dalle polemiche del post rogo, possa tramutarsi proprio ora che la May va ad insediarsi stabilmente a Downey Street, un possibile simbolo di una trascuratezza verso le minoranze e le fasce più povere della popolazione proveniente proprio dall' ultima persona da cui ti saresti aspettato potesse scaturire. Ma come? Un figlio di immigrati che sale al "trono" in una sorta di American Dream quale speme di una società civile multirazziale che anziché speranza e qualità ammodernatrice si ritrova implicato non tanto nei soliti casini, ma in nella più immane catastrofe in cui l'edilizia popolare londinese ed inquilini provenienti da mezzo mondo si siano mai ritrovati coinvolti? Mi riferisco a Kahn sindaco ovviamente. Un'accoglienza non proprio secondo galateo no? E fa davvero specie che venga puntato il dito contro quelle risorse definite toppo scarse da chi li vorrebbe far entrare tutti nel nome dell'amore e che quotidianamente non ascolta chi gli dice che le risorse sono poche e che c'è qualcosa che non va. Evidentemente il rischio di evidenziare un piccolo paradosso politico era ben poca cosa per i democratici rispetto alla minaccia di essere percepiti come responsabili dell' incendio, peccato però che non sia stata nemmeno una questione di risorse insufficienti, ma di una gestione privata delle stesse e di capacità di dare ascolto al cittadino. EH si, perché i tanto criticati fondi governativi concessi alla restaurazione della Grenfell Tower ammontavano a circa 10 milioni di sterline, che non sono proprio pochi se pensiamo che con 29 milioni ci stanno restaurando il Big Ben e se con 100 milioni la Raggi ci riasfalterebbe TUTTA Roma. Sarà che a Londra costa tutto di più, ma rimane che i lavori si sono conclusi nel 2016, a cavallo tra Boris Johnson e l'arrivo de pupillo Kahn, il quale, sia per l'avvicendamento alla carica durante il periodo di restaurazione, sia per gli asfissianti richiami dei residenti sugli impianti di sicurezza, non poteva non sapere e che er questo ha sicuramente contribuito a gestire il problema e a condurlo agli esiti che tutti noi conosciamo. Insomma, più che i pochi soldi, pare sia stato il loro utilizzo inadeguato da parte della società che ha preferito dare una bella confezione ad un palazzo popolare pur di farlo percepire adeguato ad un quartiere di lusso, e più che la May, un sindaco di Londra che non avrebbe preso in un anno e più troppo sul serio certe rimostranze, un po' come accaduto con l'intelligence italiana che avvertiva Londra dell'arrivo in aeroporto di un certo Italo Marocchino nell'indifferenza generale. A chiudere la questione c'è la testimonianza del padre del giovane architetto veneto morto nell'incendio, che ci ha raccontato quante volte il figlio, in quanto architetto e per questo conoscitore della materia, avesse sottolineato come nel suo edificio, oltre l'assenza di allarmi, fosse la struttura dell'edificio stesso a non rispondere a dei requisiti di sicurezza, per il semplice fatto che l'urbanistica e l'edilizia inglesi siano di per sé molto meno attenti a quanto per legge non debba esserlo un costruttore italiano. Ma evidentemente l'opportunità politica era toppo ghiotta per qualcuno che non ha saputo resistere a strumentalizzare l'accaduto, fregandosene delle responsabilità e delle vittime. Vi ricorda qualcuno?
2017-06-17 22:08:56
Personalmente reputo assurdo l’atteggiamento di tutti di fronte ad una tragedia che di fatto ha come soli colpevoli coloro che hanno applicato materiali infiammabili ad un grattacielo abitato da centinaia di persone. La strumentalizzazione degli scampati per avere e’ deprimente che abitavano quel luogo pagando ben poco di affitto sapendo dei suoi difetti e quindi.., e le scelte del governo inglese, potrebbe favorire altri ‘focolai’ cosi utili a qualcuno per avere case a chelsea gratis. Inoltre le tragedie sono all’ordine del giorno nella realta’ degli esseri umani, e alle volte attorno a certi pietismi si nasconde una psiche deforme: piuttosto che far penare l’animo di qualcuno passando tempo prezioso scrivendo messaggi deformi, prendi una coperta, impregnala d’acqua e scappa, provaci invece di benedire…forse ne esci….i’m sorry but..
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