Rai, verso licenziamento Azzalini, il capostruttura del capodanno anticipato

È in arrivo una posizione esemplare per il capostruttura di Rai1, Antonio Azzalini, responsabile della decisione di anticipare di una quarantina di secondi il countdown di Capodanno sulla rete ammiraglia. È quello che sembra emergere alla fine dell'istruttoria sul caso, che ha provocato non poche polemiche anche perchè accompagnato da una bestemmia apparsa in sovrimpressione durante la diretta da Matera. Tra le ipotesi in campo c'è anche il licenziamento, che alcuni siti, a partire da Dagospia, danno per certa. «Nessuna decisione è stata ancora presa», assicura Viale Mazzini.

Il verdetto arriverà domani e c'è chi è pronto a giurare che il dg Antonio Campo Dall'Orto voglia dare un segnale chiaro nei confronti di errori ritenuti inaccettabili per la nuova Rai che lui vuole non schiava della corsa allo share. Il capostruttura di Rai1 si era difeso sostenendo che si trattava di una prassi. Gli accertamenti avrebbero però appurato che in passato non c'era alcuna abitudine di anticipare il countdown, determinando così un aggravamento della posizione di Azzalini. L'avvocato del dirigente, Domenico D'Amati, conferma che una decisione non è stata ancora comunicata al suo assistito, ma fa sapere che è pronto a presentare ricorso. A tenere banco in casa Rai nel corso della giornata era stato l'attacco di La7, che aveva accusato il governo di garantire più risorse alla tv pubblica senza intaccare i tetti pubblicitari. «Non è giustizia, è giustizialismo televisivo», ha sostenuto il direttore del TgLa7, Enrico Mentana. La tesi è che, con l'introduzione del canone in bolletta e l'abbattimento dell'evasione, Viale Mazzini potrebbe incamerare fino a 300 milioni in più, distruggendo i concorrenti meno forti che, come La7, puntano sull'informazione. Lo ha spiegato bene il patron della rete, Urbano Cairo. «È giusto che tutto il canone vada alla Rai? - si è chiesto -. Siamo sicuri che il tg di Mentana faccia meno servizio pubblico della Rai?».

La richiesta è di azzerare o ridurre gli spot sulla tv pubblica come succede in mezza Europa e dal governo non arrivano chiusure sul tema. Non è un mistero, d'altronde, che Matteo Renzi volesse creare una rete senza pubblicità dedicata alla cultura e, tra l'altro, il processo di eliminazione degli spot su alcune reti - come ha fatto notare il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli - è stato già avviato. Da maggio infatti canali come Rai Yoyo e Rai Storia saranno senza interruzioni. «Quello della pubblicità è un tema vero - ha sostenuto Giacomelli - purchè si riconosca che è giusto combattere l'evasione. Nella legge di stabilità è inoltre chiarito che solo parte dei soldi andrà alla Rai, un'altra parte andrà invece all'emittenza locale e alla riduzione della pressione fiscale».

Per nuovi interventi, comunque, se ne riparlerà tra un anno, quando si saprà l'entità del calo dell'evasione. Occasione del botta e risposta è stato il convegno «Microfoni perti», organizzato dal senatore di FI, Maurizio Gasparri. Tante voci critiche nei confronti della riforma della governance, che oggi ha fatto un passo avanti. Il cda Rai ha approvato a maggioranza il nuovo statuto, che adegua le norme interne alla legge licenziata subito prima di Natale. A partire dalle prerogative del direttore generale, che acquisisce quelle del futuro amministratore delegato. Contrari i consiglieri Giancarlo Mazzuca, Arturo Diaconale e Carlo Freccero, che hanno criticato la nuova legge per il ruolo predominante del governo.
Martedì 26 Gennaio 2016 - Ultimo aggiornamento: 27-01-2016 10:26

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