Riccardo De Palo
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Dai Golden Globe alle marce pacifiste: il fenomeno delle donne in nero

Le attrici che l’altra sera ai Golden Globes hanno sfilato in nero volevano comunicare di certo eleganza (secondo il consolidato clichè occidentale), ma anche, e soprattutto, la vicinanza alle loro colleghe che hanno subito molestie. Perché hanno scelto quel colore? Non certo perché “sfina”, ma per atterrire il nemico (nella fattispecie: l’uomo “predatore”). Uno dei ragni più velenosi al mondo è la vedova nera. È nera la bandiera dell’Isis. Un giorno “nero” porta al crollo della Borsa.

Ma come nasce questo fascino sinistro? Gli antichi egizi associavano il colore a Osiride, il dio della morte; oggi il nero ha assunto una miriade di significati (per lo più negativi), dalla somma pagata da chi vuole evadere le tasse alla maglia “degli ultimi arrivati” tipica di tanti sport; per non parlare della disgraziata camicia fascista.

Ne deriva che non bisogna mai sottovalutare un gruppo di “donne in nero”. Si chiama così un movimento pacifista nato in Israele, che si batte contro l’occupazione dei territori palestinesi. Erano donne in nero anche le militanti dell’organizzazione femminista e antimilitarista di Belgrado, che ancora oggi continua a far sentire la propria voce contro il nazionalismo e i crimini di guerra. Era invece bianco il fazzoletto delle Madri di Plaza de Mayo, le donne che lottavano per i diritti civili in Argentina e che hanno visto i propri figli svanire nel nulla, durante gli anni della dittatura militare. Paradossi della relatività. In Cina il colore nero non assume alcun significato particolare, mentre è il bianco il colore del lutto. Mercoledì 10 Gennaio 2018, 14:52
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