CORONAVIRUS

Ristoranti e bar, la prova più dura: «Crollo verticale, neppure a marzo giorni così»

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Luca Telli

Mente lucida nonostante un grosso groppo alla gola. «Perché ora più che mai la partita è diventata un gioco di nervi dove è fondamentale tenere dritta la barra». Così Marco Bastianelli, titolare della pizzeria 'Le mura' poco distante da piazza Crispi, affronta la sfida dell'epidemia.

Una partita a scacchi dove l'avversario non fissa mai negli occhi ed è sempre una mossa e mezza avanti. «Il calo era prevedibile ma nelle ultime due settimane la picchiata è stata verticale – spiega Bastianelli - Gli ultimi giorni poi, sono stati i peggiori dall'inizio della crisi, neppure a marzo a poche ore dal lockdown avevamo vissuto una situazione del genere».

 'Passerà', è il mantra che ripete mentre sforna pizze e tiene caldo il motore dell'auto per le consegne a domicilio tornato a essere, insieme all’asporto, la motrice della sua azienda. Sulle ultime restrizioni non assolve il governo ma neppure lo condanna: «Da 15 anni a questa parte non ricordo ci sia stato qualcuno che abbia teso la mano alle imprese della ristorazione», spiega.

Piuttosto punta il dito contro il muro contro muro della politica e la propensione a colpire la pancia prima di parlare alla testa «dovrebbero occuparsi insieme di un paese che annaspa. Se ho rabbia dentro?  Preferisco pensare a come trovare una soluzione, ma vedere metro e bus pieni e non avere la possibilità di ospitare a distanza i miei clienti non è proprio un toccasana per il fegato».

 Per la quale uno sciroppo potrebbe arrivare a ore con il licenziamento del decreto Ristoro il cuore del quale riguarda le attività colpite dal nuovo dpcm con indennizzi, tra il 150 e il 200%, parametrati a quanto incassato già in primavera dopo il primo lockdown ma che, non potranno in ogni caso superare i 150 mila euro. 
 Un sostegno, una prima tranche, promesso direttamente su conto corrente per le metà di novembre. Che non risolve né consola, ma rende meno spettrale uno scenario difficile con un possibile alto numero di caduti, da qui alla primavera del 2021, tra ristoranti, pizzerie, pub e agriturismi. 

«L’importante è continuare a andare avanti. Peggio della chiusura c'è solo l'attendismo - spiega Filippo Palumbo del magnamagna winter garden di piazza della Morte -. Abbiamo preso atto del decreto e speriamo che serva per avere dei mesi davanti più tranquilli». Rinnovarsi e provare a salvare il salvabile. 
«Le perdite saranno considerevoli impossibile negarlo - conclude Palumbo - Da ieri abbiamo implementato l'offerta gastronomica che sarà disponibile dalle 10 alle 18 al tavolo e fino alle 21.30 per asporto e domicilio. La cucina resterà aperta quindi no stop per 12 ore. È un tentativo, ma è meglio che rimanere a guardare».

Ultimo aggiornamento: 20:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA