Palpeggia una giovanissima in garage: «Non fare la preziosa», alla sbarra vicino di casa

Violenza
3 Minuti di Lettura
Giovedì 8 Luglio 2021, 05:55 - Ultimo aggiornamento: 15:27

Palpeggia 17enne in un garage, alla sbarra vicino di casa. L’uomo, molto più grande della vittima, è accusato di violenza sessuale e di minacce, quest’ultime in concorso con la madre. L’imputato è assistito dall’avvocato Franco Taurchini.

A raccontare tutta la storia la stessa vittima, difesa dall’avvocato Angelo di Silvio, che ieri mattina ha testimoniato davanti al collegio del Tribunale di Viterbo. «Era un sabato mattina di 3 anni fa e avevo appuntamento con un’amica per andare in palestra. Così sono scesa nel mio garage per prendere il motorino. Per le scale ho incontrato la madre del mio vicino di casa, ci siamo scontrate e le ho chiesto scusa. Poi ho aperto il garage e sono entrata. Ho sentito nel box di fronte al mio c’era qualcuno. Nel frattempo si è spenta la luce dell’androne e ho sentito qualcuno entrare nel mio garage. Ero girata e ho sentito una mano che mi palpava il sedere. Lì per lì non capivo. Poi mi ha infilato una mano sotto i vestiti e l’ho spinto via. Ho iniziato a piangere, volevo andare via e lui mi ha detto: “per una toccata di sedere… non ti facevo tanto preziosa“».

La drammatica esperienza della minore però si è trasformata in un incubo. «Sono corsa via e sono andata col motorino da mia madre - ha detto ancora - piangevo e non riuscivo a parlare. Quando mi sono calmata le ho raccontato tutto. Lei è voluta tornare da lui. Hanno iniziato a litigare. Lui le diceva che mi ero inventata tutto, che ero una stupida». Nell’accesa discussione si sarebbe intromessa anche la madre dell’imputato. «Continuava a dirmi che ero una bugiarda».

Terminata la discussione la vittima, accompagnata dalla mamma, è arrivata dai carabinieri per sporgere denuncia. «Non so perché quel giorno ha fatto così - ha detto ancora la ragazza -. Prima non era mai successo, anche se mi sentivo osservata. E da bambina mi toccava i capelli». Secondo quanto raccontato durante l’udienza, l’imputato avrebbe tenuto un comportamento sui generis. «Nel nostro condomino - ha spiegato la mamma della vittima - accadono cose spiacevoli. Muri imbrattati, lettere anonime. Non abbiamo nessuna sicurezza che sia lui, però lo pensiamo tutti. Quello che invece è certo e che ogni volta che ci incrociamo mi danno della poco di buona e mi augurano la morte».

Ragion per cui ieri mattina la pm Paola Conti ha chiesto un’integrazione al capo di imputazione, contestando anche le minacce per la madre dell’imputato. La signora nella prossima udienza sarà chiamata a testimoniare, ma potrà farlo solo se assistita da un difensore, visto che ora è indagata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA