Soldi a strozzo e botte, gli arresti per usura ed estorsione dopo la denuncia delle vittime

Il comandante Trombetta, il comandante Antonazzo, il procuratore capo Auriemma e il sostituto Adragna
di Maria Letizia Riganelli
3 Minuti di Lettura

Mettono in piedi un “consorzio” per prestare soldi a strozzo, arrestati 4 uomini e una donna. I cinque indagati sono tutti accusati di tentata estorsione e usura ai danni di una coppia di imprenditori nel settore della ristorazione e del mercato ittico di Viterbo. 

A finire in carcere marito e moglie di Viterbo e un pluripregiudicato, già coinvolto in un’altra operazione di estorsione, di Soriano nel Cimino. Ai domiciliari un albanese residente a Terni e un uomo di Castel Giorgio.
L’ordinanza è stata eseguita ieri mattina all’alba dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Viterbo, con il supporto dei militari delle compagnie di Terni e Orvieto.

A far scattare le indagini la denuncia della moglie dell’imprenditore viterbese presentata sei mesi fa.
La donna avrebbe raccontato delle minacce di morte e violenza sessuale, di un’auto portata via e delle botte prese all’interno del ristorante. Azioni mirate a convincere gli imprenditori a pagare il debito, ormai diventato ingestibile.

Grazie alle parole della donna gli investigatori, coordinati dal procuratore capo Paolo Auriemma e dal sostituto Michele Adragna, hanno iniziato a indagare. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti i cinque avevano messo in piedi un consorzio per fornire prestiti con tassi che arrivavano fino al 250%. Ogni indagato avrebbe inizialmente messo una quota, per questo tutti sarebbero stati interessati a riprendere il capitale versato con la maggiorazione del tasso d’usura. 

«I finanziatori - ha affermato il comandante Marcello Egidio, del Nucleo investigativo -, nel cui codice comportamentale non era contemplato il rischio d’impresa, si erano consorziati fornendo liquidità all’imprenditore e pretendendo, in ogni caso, la restituzione delle somme prestate, maggiorate di interessi esorbitanti. Per un prestito di 45mila euro, in sette giorni ha dovuto restituire 60mila euro, oppure per un altro prestito di 90.000, nel giro di poche settimane è stata intimata la somma di 230mila euro». 

La vittima, inizialmente, sarebbe riuscita a far fronte alle richieste usurarie, facendo ricorso ad altri prestiti, cadendo così in una strozzante voragine debitoria. «La decisione di rivolgersi alle autorità - ha affermato il procuratore capo Auriemma - è maturata quando le richieste usurarie sono state accompagnate da gravi intimidazioni. Vorrei sottolineare che l’unico modo per uscire da questa spirale è denunciare. Questa operazione apre una finestra sulla situazione lasciata dalla pandemia, imprese in buona salute che dopo mesi di chiusura chiedono aiuti per sopravvivere a circuiti criminali. Noi possiamo aiutarvi, abbiamo investigatori preparatissimi e la Procura c’è».

.Dello stesso avviso il comandante provinciale dei carabinieri Andrea Antonazzo: «Per tutto l'anno abbiamo dialogato con le associazioni di categoria, propria per prevenire situazioni come questa. Il nostro compito non solo quello di reprimere i reati ma di prevenirli». Le indagini sono in corso, è possibile che il “consorzio” abbia finanziato altri imprenditori finiti sul lastrico.

Martedì 27 Aprile 2021, 06:15 - Ultimo aggiornamento: 14:51
© RIPRODUZIONE RISERVATA