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Costa Volpara: le loro canzoni dalle finestre di Blera per l'ultimo saluto a Roberto Galli

I Costa Volpara
di Regina Villa
3 Minuti di Lettura
Sabato 28 Marzo 2020, 07:35 - Ultimo aggiornamento: 12:48

Verrà tumulata oggi alle 15 nel cimitero di Blera la bara di Roberto Galli, il batterista 47enne dei Costa Volpara morto suicida la sera di giovedì. A trovarlo impiccato sono stati i genitori e la figlia 13enne, coi quali stava trascorrendo l'isolamento forzato dopo le disposizioni per il contenimento del coronavirus.

«Non potremo partecipare al funerale. Dobbiamo - fa sapere il sindaco Elena Tolomei - rispettare le regole, anche se rendono ancora più doloroso salutare il nostro compaesano». Ma la comunità ha escogitato comunque un modo per dimostrare tutto l'affetto nei suoi confronti. «Alcuni ragazzi vorrebbero far risuonare dalle loro case le canzoni dei Costa Volpara per sentirsi vicino a lui e alla sua famiglia a quell'ora», annuncia il primo cittadino.

La notizia del suicidio ha sconvolto il paese, dove Roberto era molto conosciuto per il suo lavoro di musicista. «In momenti come questi - ripete il sindaco - le piccole comunità si stringono intorno ai cari. Non poterlo fare, non poter dare un abbraccio rendono ancora più straziante questo momento».

Appassionato di musica da sempre, il batterista dei Costa Volpara, divorziato e con una figlia, dedicava tutta la sua vita alla batteria. Della sua passione aveva fatto un lavoro e le sue qualità professionali lo avevano portato a collaborare con diversi gruppi e a insegnare nella scuola musicale di Ronciglione. La sua ex moglie, anche lei cantante, ha collaborato con Marco Mengoni quando lui era agli esordi. E, infatti, l'amicizia con il batterista dei Costa Volpara era cosa nota.

Quello che rende ancora più amara la sua scomparsa è che nessuno se ne fa una ragione. Nemmeno i suoi amici più cari, come Antonello Giovanni Budano, cantautore e fondatore dei Costa Volpara. «Lo avevo sentito l'ultima volta nel pomeriggio di giovedì. Tra tutte le persone che pensavamo potessero compiere un gesto del genere - racconta Budano - l'ultima è Roberto. Anzi, gli rimproveravo spesso una certa superficialità nei confronti della vita che prendeva in ogni occasione scherzando. Lui riusciva a trovare il lato bello e positivo in tutto».

Eppure, questa volta non è stato così. «Soffriva in modo particolare questa solitudine forzata. Mi chiedeva spesso cosa pensassi del futuro, come sarebbero andate le cose dopo l'epidemia. Io gli rispondevo che niente sarebbe stato più come prima e che, chissà, avremmo dovuto abituarci a suonare per rimediare il pranzo».

E, ora, per queste parole, Budano si sente in colpa. «Forse se gli avessi risposto che non sarebbe cambiato nulla, che tutto sarebbe tornato come prima...», si arrovella. Eppure, Roberto non aveva dato alcuna avvisaglia del suo gesto estremo. «Lui era una persona abituata a parlare in continuazione, a stare in mezzo alla gente. Capitava gli dicessi di stare zitto, perché non la smetteva mai. E questo periodo - conclude Budano - credo lo abbia portato a un punto di rottura. Ora sono arrabbiato con lui: vorrei prenderlo a calci per quello che ha fatto. Purtroppo, non è possibile».

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