ASTRAZENECA

Scuola, vaccinati i primi 180. Ma resta il nodo dei non residenti: «Noi discriminati»

Martedì 23 Febbraio 2021
L'hub per le vaccinazioni

“Vorrei, ma non posso”. Ieri anche nel Viterbese sono partite le vaccinazioni Astrazeneca sul personale docente e non di scuole e università: 180 circa le iniezioni fatte. Una platea di quasi 5mila persone, quella coinvolta nella Tuscia, con apertura delle prenotazioni dal 18 febbraio. In cinque giorni, sono 1.619 gli insegnanti, i collaboratori e le varie figure amministrative che si sono prenotate tramite la piattaforma regionale. Ma non tutti quelli che avrebbe voluto aderire alla campagna, ci sono riusciti.

Il nodo dei non vaccinabili è legato alla residenza. Nel sistema di prenotazione, infatti, occorre inserire il codice fiscale per poter poi bloccare una data in cui recarsi nei tre punti di somministrazione di Viterbo (oratorio della Mazzetta), Tarquinia (centro anziani) e Civita Castellana (sala Mice del centro commerciale Marcantoni). Significa che chi lavora nelle scuole della provincia, qualora fosse residente fuori regione, non può essere vaccinato.

“Ho provato a inserire i miei dati ma il sito ripeteva: errore. Allora ho iniziato a chiamare tutti i numeri presenti sul portale salutelazio. Alla fine, da Roma mi hanno dirottata alla Cittadella della salute di Viterbo, ma nemmeno lì hanno saputo come aiutarmi”. A parlare è Moira Meatta, collaboratrice scolastica che vive a Castel Giorgio, comune del Ternano ai confini con Acquapendente, una manciata di chilometri da Montefiascone, dove lavora all’interno della primaria Anna Molinari di Zepponami. “Ho spiegato che vorrei essere vaccinata come la mia collega e come tutte le insegnanti della scuola. Non credo – spiega – che negli ospedali o nelle case di riposo abbiano vaccinato in base alla residenza. Non capisco perché noi lavoratori della scuola dovremmo essere discriminati”.

Nella stessa situazione Stefania Geremicca, dirigente della Canevari a Viterbo: “Risiedo a Napoli dove torno il venerdì. In Campania la Regione vaccina in base alla sede di lavoro, nel Lazio secondo la residenza. Significa che io non risulto vaccinabile in nessuna delle due. In ogni caso, ritengo che dovrei esserlo dove vivo, considerando che è lì che pago le tasse. E ribadisco che la Asl di Viterbo sta svolgendo un lavoro egregio: il nodo sono le Regioni”.

Ma quanti sono i lavoratori della scuola in questo limbo? “Una quarantina, almeno. A cui vanno aggiunti i viterbesi che lavorano altrove, come i dirigenti scolastici: 4 sono in Veneto, 2 in Umbria. 1 in Toscana e un altro in Piemonte. Come sindacato – spiega Brunella Marconi, segretaria dello Snals Confsal – chiediamo che l’Ufficio scolastico regionale intervenga sulla Regione per sanare questo paradosso: sia i residenti che i non residenti lavorano nelle nostre scuole, quindi la disparità di trattamento va superata”. Intanto, l’assessore del Lazio Alessio D’Amato ha chiuso così le polemiche: “Ogni regione provvede a vaccinare i propri insegnanti residenti e assistiti indipendentemente dal luogo in cui prestano il servizio”. 

 

Ultimo aggiornamento: 17:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA