Emigrazione ospedaliera, male il Viterbese. Peggio nel Lazio soltanto Rieti

Emigrazione ospedaliera, male il Viterbese. Peggio nel Lazio soltanto Rieti
di Luca Telli
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Mercoledì 15 Settembre 2021, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 13:58

Emigrazione ospedaliera, la Tuscia seconda nel Lazio. Nel 2020 il 22,8% dei pazienti viterbesi ha scelto di curarsi fuori dai confini territoriali; numero secondo solo a Rieti (32,8%), e molto distante dal 9,1% della media regionale. A scattare la fotografia è il rapporto annuale sul benessere dell’Istat.

Una porta chiusa a doppia mandata «che – spiega Mario Malerba responsabile del dipartimento socio sanitario Cisl – va aperta con le giuste chiavi di lettura. Se una parte di questi numeri si giustifica con una decisione deliberata da parte dei pazienti di andare fuori regione, ce n’è un’altra che non ha alternativa per la penuria di figure professionali e la carenza di strutture di cui responsabili sono i tagli degli ultimi anni»

Ogni 10mila abitanti sono appena 21,6 i medici specialisti, solo Frosinone fa peggio con 19,4, contro i 36,6 che rappresentano la media nel Lazio. E ancora: 1,5, sempre ogni 10mila abitanti, i posti letti per specialità a elevata assistenza, penultimi dietro Latina 1,3 (2,9 regionali). Vertigine che si aggrava prendendo in considerazione i numeri dei letti totali: 20,3 e fanalino di coda del Lazio 14 punti sotto la media regionale di 34,4.

Un collasso, e un impoverimento progressivo, che, spiega Malerba: «è iniziato con la chiusura e la trasformazione degli ospedali del nostro territorio prima del completamento di Belcolle. È il caso di rammentare i casi di Orte e di Vetralla, quindi la forte contrazione delle attività negli ospedali di Ronciglione, Montefiascone, Acquapendente». Spending review la parola magica che, in base a calcoli economici partoriti senza tenere conto delle esigenze e degli effetti che la cura dimagrante avrebbe generato sui pazienti, ha contribuito ad aumentare caos e disagi.

«Nessuno si è mai chiesto, politici in primis, che una alta mobilità passiva sanitaria possa essere la diretta conseguenza di una carenza notevole e pluriennale di posti letto – precisa Malerba -, e che forse è il caso di accendere i riflettori sulla questione». Parole che trovano conferma scorrendo i dati indietro negli anni. Nel 2011 la mobilità era del 19,1%, nel 2007 del 17,4%. Lontana, nonostante gli appelli, la soluzione. Anzi, il problema potrebbe essere destinato a ingrandirsi.

«Già Il decreto 70 del 2015 (Decreto Balduzzim nda) ci vede carenti di circa 270 posti letto per acuti – conclude Malerba -. A questa cronica carenza non ha pensato neanche il documento tecnico ‘Programmazione della rete ospedaliera 2021-2023’ della Direzione Salute ed Integrazione sociosanitaria della Regione Lazio, pubblicato sul bollettino ufficiale di luglio scorso e passato nella più completa indifferenza dei politici locali».

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