Nel Viterbese sempre in calo i residenti: Civita Castellana è sparita in 10 anni

Nel Viterbese sempre in calo i residenti: Civita Castellana è sparita in 10 anni
di Luca Telli
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Giovedì 28 Aprile 2022, 11:52 - Ultimo aggiornamento: 17:45

Cala ancora la popolazione viterbese: secondo l'ultimo rapporto Istat i residenti al primo gennaio 2022 sono scesi a 307.922. Una diminuzione in linea con le previsioni rispetto all'anno precedente (308.830) ma che assume proporzioni preoccupanti se analizzata nel lungo periodo.

In un decennio il Viterbese ha infatti perso più di 15mila residenti, l'equivalente di una cittadina delle dimensioni di Civita Castellana. Nel 2013 la provincia contava oltre 322mila abitanti. A pagare il fenomeno, comune a tutto il Lazio e dal quale non sono esenti neppure Roma e la sua provincia nonostante la stampella fornita dall'immigrazione, sono soprattutto i piccoli centri. Scende sotto i 1000 abitanti a Barbarano Romano (da 1.004 a 993), calano ancora Lubriano (890/881) e Tessennano (296/287). Il calo più significativo tra i piccoli comuni è quello di Onano che dai 944 residenti del 2021 scenda a 913.

Numeri che, sempre secondo l'Istituto di statistica, potrebbero portare nel giro di un decennio alla scomparsa di tanti piccoli borghi. Il calo demografico, però, non investe solo i comuni più piccoli: anche i centri più popolosi accusano una flessione. Il capoluogo passa da 66.113 a 65.987, Tarquinia (il secondo centro della Tuscia) da 16.153 a 16.046, Civita Castellana da 15.455 a 15.283, Montefiascone 13.005 a 12.983. Pochi i comuni in controtendenza tra questi Calcata (894/911), Montalto di Castro (8770/8790) e Vitorchiano (5234/5255) .

A generare la crisi non è solo il deficit tra nati vivi e morti (nel primo biennio del 2022 i decessi sono in crescita rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: 756 contro 746), quanto le difficoltà della provincia di garantire occupazione e prospettive di un futuro. A lasciare la Tuscia, spesso per destinazioni estere, sono soprattutto i giovani tra i 19 ed i 24 anni, la fascia che più delle altre paga la crisi del lavoro. Se nell'ultimo anno l'occupazione tra i 40 ed i 64 anni ha dato segnali di leggera ripresa, pur restando al di sotto della media nazionale, solo 3 giovanissimi su 10 hanno un lavoro più o meno stabile.

Dato che se analizzato per genere diventa peggiore: le donne occupate sono poco più del 20%. Un problema sollevato dai sindacati già da qualche anno, contro il quale avevano cercato di alzare un argine attraverso la creazione di una piattaforma per il rilancio del territorio: nelle intenzioni di Cgil, Cisl e Uil un tavolo di concertazione permanente aperto a Comuni, associazioni e Università della Tuscia, per uscire dalla zona grigia della disoccupazione. Una proposta rimasta lettera morta.
 

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