CORONAVIRUS

​Pronto soccorso di Acquapendente, il Tar dà ragione alla Asl: l'anestesista (per ora) resta a Belcolle

Sabato 13 Giugno 2020
L'ospedale di Acquapendente

Sul pronto soccorso di Acquapendente primo punto a favore della Asl. Il Tar del Lazio ha infatti respinto la richiesta di sospensiva dello spostamento dell’anestesista dalla struttura aquesiana a Belcolle. A presentarla sono stati i Comuni di Acquapendente, Bolsena, Gradoli, Grotte di Castro, Latera, Onano, Proceno, San Lorenzo Nuovo e la Comunità Montana dell'Alta Tuscia laziale. Ma per capire chi la spunterà occorre aspettare: tra fine luglio e i primi di settembre è attesa la pronuncia nel merito.

“Nell’ottica di bilanciamento degli opposti interessi, deve ritenersi prevalente, esclusivamente in considerazione del perdurare dello stato di emergenza epidemiologica, la tutela dei cittadini dal Coronavirus – scrivono i giudici - attraverso l’implementazione della terapia intensiva presso il Polo ospedaliero di Belcolle, salva la rivalutazione dell’organizzazione dell’attività anestesiologica da parte dell’amministrazione una volta cessata la pandemia”.

In soldoni, il provvedimento della Asl puntava alla “riorganizzazione dell’attività anestesiologica a causa dell’emergenza Covid–19”, allo scopo di rafforzare Belcolle e “garantendo la presenza del medico anestesista ad Acquapendente solamente dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20 e prevedendo che i pazienti critici giunti al locale pronto soccorso nell’orario rimasto scoperto sarebbero stati trasferiti tramite centro mobile di rianimazione o eliambulanza”. A innescare la battaglia legale, quanto avvenuto il 12 aprile quando un paziente colpito da ischemia il 12 aprile scorso ha dovuto attendere svariate ore prima di poter essere stabilizzato e trasportato.

Ma i sindaci, in primis quello di Acquapendente, Angelo Ghinassi, non si lasciano abbattere. “Come fa notare il nostro legale Filippo Marcacci – sottolinea - nello stesso provvedimento si legge: “Salva la rivalutazione dell’organizzazione dell’attività anestesiologica da parte dell’Amministrazione una volta cessata la pandemia ”. Una frase che può essere letta nel senso di tenere separate le esigenze contingenti di lotta al virus da scelte strutturali di riorganizzazione dell'anestesiologia, così implicitamente stigmatizzando la decisione della Asl”. Insomma, per i ricorrenti l’aver rigettato la sospensiva non significa che il ricorso verrà perso.

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