Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

«Io, discriminata a scuola perché diversa, volevo morire»: oggi il Viterbo Pride. Le testimonianze

«Io, discriminata a scuola perché diversa, volevo morire»: oggi il Viterbo Pride. Le testimonianze
di Massimo Chiaravalli
3 Minuti di Lettura
Sabato 9 Luglio 2022, 05:25 - Ultimo aggiornamento: 15:46

«Da piccola mi vergognavo, volevo morire perché mi sentivo diversa». E come se il dolore così non fosse sufficiente, «ho avuto problemi a scuola: i professori mi discriminavano». Forse il motivo di quel sottotitolo del Viterbo Lazio Pride, “Fuori dal medioevo”, può essere racchiuso in questa testimonianza. Che è quella di Alice Castri, portavoce dell’evento che oggi pomeriggio alle 15,30 partirà da via delle Fortezze per chiudersi a Valle Faul.

Perché serve un Pride a Viterbo? Gli organizzatori stanno cercando di spiegarlo in tutti i modi. E uno dei problemi è proprio questo: doverlo spiegare, «perché purtroppo - dice Virginia Migliore, presidente Arcigay - ci troviamo costretti a farlo». Sbarcare nella città dei Papi, come spiega bene Anna Claudia Petrillo, segretaria Lazio Pride, «non è stato affatto semplice. Ma sono felice di essere arrivata viva fino a qui, siamo orgogliosi. La tappa di Viterbo sarà l’epilogo di un percorso fatto in questi mesi, ci rendiamo conto che il cambiamento è già in atto e ci teniamo tantissimo a comunicarlo».

Sono tante le realtà che hanno contribuito alla realizzazione dei vari eventi, perché quello di oggi non è stato l’unico ma l’ultimo. «C’è bisogno di andare nei territori dove le persone scappano e hanno paura di fare coming out. Con Viterbo - continua Petrillo - abbiamo fatto tutti i capoluoghi di provincia. È stato costruito un percorso importante che non deve concludersi con un Pride. Sfileremo per le strade della città e siamo convinti che sarà un grande risultato comunque andrà. Avremo sicuramente fatto accendere una speranza per tutte quelle persone che non sono più in questa città: ci sono arrivati messaggi di quelle che sono dovute andare via da qui e noi dobbiamo dimostrare che ora Viterbo è pronta ad accogliere e ad accettare la diversità. Siamo convinti che la sfida lanciata verrà accolga nel migliore dei modi».

A toccare sono le testimonianze di chi ha subito l’umiliazione della discriminazione. Come quella di Castri. «Sono nel direttivo Arcigay Viterbo. Io stessa ho avuto problemi a scuola con professori che mi hanno discriminata. Il Pride non è un percorso fatto per mostrarsi o andare in giro nudi, come si sente con il solito stereotipo. Da piccola mi vergognavo, volevo morire perché ero diversa, sentivo qualcosa di anormale. Questo percorso per me è importante perché vorrei che quanto passato da me non accadesse a nessun altro. Servono strumenti per andare incontro ai propri figli, ma ora vedere persone che ce l’hanno fatta è incoraggiante. Il Pride serve a unire».

Perché la città dei Papi, la medievale Viterbo, ha bisogno di un’iniziativa come questa? «Perché è un passo per lo sviluppo della città. Le persone Lgbt - continua Migliore - sono molto tentate di andare nelle grandi metropoli, con locali in cui si possono sentire più a loro agio e non discriminate. Viterbo ha bisogno di diventare la città che accoglie e non si lascia scappare le proprie risorse umane, che sono anche Lgbt». E invece? «E invece ci sono difficoltà anche a trovare un appartamento in affitto, perché si preferisce una coppia eterosessuale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA