Caos Poggino, dalle imprese ultima chiamata al Comune: «Così buttiamo 11 milioni di euro»

Lunedì 12 Aprile 2021
Caos Poggino, dalle imprese ultima chiamata al Comune: «Così buttiamo 11 milioni di euro»

«Come socio del consorzio, confesso di essere molto rammaricato per come si sta muovendo l'amministrazione comunale, che ha avuto un'attenzione scarsa e un comportamento poco garbato nei nostri confronti».

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Lui è lì dal 1983. Quello di Antonio Di Pietro della Conto-Graph è stato uno dei primi, se non il primo capannone nell'area artigianale-commerciale del Poggino. La vicenda della diffida del sindaco Giovanni Arena al consorzio Apea, che nasce su impulso della Regione per ammodernare l'area, ha scombussolato tutti i soci. Che ora sono in standby. «Diteci in fretta cosa volete fare: noi non possiamo fare nulla, se non prenderne atto»: Di Pietro ripercorre gli ultimi due anni, che hanno portato all'attuale situazione.

«L'Apea - dice - è stata una iniziativa della Regione insieme al Comune. L'allora assessore Saraconi si spese tantissimo: noi eravamo pure scettici, ma poi capimmo l'importanza, si poteva attingere a fondi regionali ed europei. Il Comune come spese notarili ha pagato mille euro per la costituzione». Quindi è subentrata la nuova amministrazione. «Confesso che alcuni assessori si sono spesi, penso a Claudio Ubertini e Laura Allegrini, insieme a qualche altro consigliere. Poi abbiamo perso due anni e dopo vari incontri è arrivata la diffida: questo ci ha turbato, scoraggiato e amareggiato».

Come nasce? «Secondo il segretario generale e il ragioniere capo la partecipazione del Comune al consorzio non è corretta. Quindi il sindaco, probabilmente mal consigliato - continua - ha fatto la diffida. Che poi è anche a se stesso, perché il Comune è uno dei 15 soci dell'Apea». L'amministrazione sostiene però di non aver mai deliberato l'ingresso. «Hanno costituito la società dal notaio: ci stanno dentro con tutti e due i piedi. Se i tecnici gli suggerivano di muoversi in maniera diversa - aggiunge l'imprenditore - avrebbero dovuto incontrarci e dircelo senza mandare pezzi di carta. Ma sono loro che devono decidere se farci parte, in che modo, o no. Noi non possiamo fare nulla».

A questo punto parlare di una soluzione sembra un miraggio. «Servirebbe una delibera di consiglio: una cosa chiara, limpida e veloce. Queste lungaggini non fanno bene a nessuno. Si potrebbero fare cose al Poggino che in 40 anni non sono state mai fatte. Nell'incontro di giovedì scorso - spiega Di Pietro - sono uscito un po' fuori dal seminato, mi sono alterato e me ne scuso. I tecnici fanno il loro mestiere, ma il loro operato adesso non c'entra: devono dirci con chiarezza se il Comune ci sta o no».

Al famoso bando regionale da 11 milioni di euro, in scadenza il 30 aprile, si può partecipare singolarmente, secondo il segretario generale. «La Regione ha inviato al consorzio un documento nel quale chiede l'adesione di tutti e 15 i soci. Permette di aderire singolarmente o meno ai bandi, questo e i successivi, ma a mio giudizio è una conditio sine qua non. Io da solo come Conto-Graph non posso farlo. Serve un'analisi pacata per il bene del Poggino, che è di tutta la città: lascino stare la giacchetta politica - conclude Di Pietro - e vengano a trovarci».

Ultimo aggiornamento: 19:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA