Pediatri contesi tra Comuni nel Viterbese, l'allarme: «Mancano sostituti per chi va in pensione»

Pediatri contesi tra Comuni nel Viterbese, l'allarme: «Mancano sostituti per chi va in pensione»
di Federica Lupino
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 11 Maggio 2022, 12:26 - Ultimo aggiornamento: 18:37

Pediatri contesi. È la nuova frontiera della sanità sul territorio. Perché mancano i medici di base ma anche gli specialisti che si occupano dei più piccoli, fino ai 14 anni. Nel Viterbese l’assistenza ha il fiato sempre più corto. Frutto del combinato disposto di molteplici fattori.

“Molti dei 36 colleghi attualmente operativi nella Tuscia sono entrati in servizio negli anni ‘90. Considerando che si va in pensione tra i 65 e i 70 anni, ciò significa che parecchi sono prossimi alla quiescenza”, ammette Paolo Giampietro, presidente della Fimp, la Federazione italiani medici pediatri della provincia. C’è poi una programmazione che bollare come miope è eufemistico che ha ridotto per questioni di bilancio il numero di accesso ai percorsi di studio dedicati, portando con gli anni un disequilibrio tra domanda e offerta di specialisti che sta venendo al pettine. Sia sul territorio sia negli ospedali.

Caso emblematico, quello di Acquapendente. “Il Comune ha sottoposto alla Asl la problematica relativa alla presa di servizio a Canino del pediatra attualmente in attività per addivenire a una soluzione che non penalizzi gli utenti del comprensorio”. La rabbia dei cittadini sui social è palpabile: “Una situazione inammissibile, un fatto estremamente grave e non tollerabile. In sette anni mia figlia ha cambiato cinque pediatre, precarietà forse seconda solo alla scuola”, è lo sfogo di un padre.

La vicenda la spiega Giampietro ed è emblematica di quello che accadrà in altre zone della Tuscia nei prossimi mesi: “La pediatra di Canino è andata in pensione e una giovane collega ha assunto l’incarico in via temporanea. Poco dopo, la dottoressa che lavorava ad Acquapendente si è trasferita a Roma e quella di Canino ha accettato l’incarico provvisorio anche nell’aquesiano. Ora che però ha ottenuto l’incarico definitivo a Canino, non può mantenere l’altro e ha dovuto rinunciare. Tutti i pediatri in graduatoria sono stati chiamati per coprire il vuoto ma nessuno accetta. Acquapendente è troppo lontana da Roma”.

Dalla Capitale, infatti, sono storicamente arrivati molti pediatri che hanno accettato incarichi a tempo nella Tuscia, accumulando nel frattempo punteggio per poi ritornarsene a casa. Ma questo giochetto che sinora ha consentito di tamponare la situazione si è rotto: anche a Roma molti pediatri sono andati in pensione o sono in procinto di farlo. E non c’è più bisogno di spostarsi nel Viterbese per un lavoro provvisorio in attesa di salire in graduatoria per uno definitivo.

Stesso problema nei mesi scorsi a Sutri, risolto aumentando il massimale e a breve finalmente arriverà un pediatria. Un pensionamento ci sarà tra poco a Capranica, poi toccherà a Montefiascone. Per metterci una pezza, giovedì si terrà una riunione in Regione. “Chiederemo – anticipa Giampietro – che se non c’è possibilità di trovare un sostituto provvisorio, si ricorra per un periodo ai colleghi nella zona vicina, aumentando i loro massimali da 800 fino a 880 e, in casi particolari, a mille”. Soluzione che nell’immediato si prospetta per Acquapendente.

Ma cosa significa questa tendenza al ricambio di pediatri e a sostituzioni pro-tempore? “Si rischia di perdere il rapporto di fiducia che lega noi ai bambini dalla nascita ai 14 anni. Ma anche quello che si instaura con i genitori. La difficoltà – ragiona Giampietro – non è trasferire la cartella clinica ma conoscere a fondo, anche dal punto di vista psicologico, i nostri piccoli pazienti. Quelle sfumature che solo con gli anni si imparano a cogliere e possono fare la differenza. Il nostro – conclude – è un compito delicato: ormai non ci occupiamo solo della salute fisica, ma anche di quella mentale, dell’apprendimento scolastico”.

Ma a quanto pare queste “sfumature” cruciali per la crescita delle nuove generazioni non sono bastate, negli anni, a programmare le politiche sanitarie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA