Omicidio Gianlorenzo, il caso resta irrisolto. Parti civili pronte a continuare la battiglia

Martedì 24 Novembre 2020
Il Tribunale di Viterbo

Omicidio Gianlorenzo, la Corte d’Assise si chiude con un “non doversi procedere per morte del reo”. Dopo 13 udienze, numerosi testimoni e planimetrie dello stato dei luoghi, la morte di Angelo Gianlorenzo resta avvolta nel mistero. L’unico accusato, portato a processo davanti alla Corte, è morto una manciata di giorni prima della sentenza. Aldo Sassara, cognato della vittima, è deceduto la settimana scorsa.

«Poche ore dopo - ha detto in aula l’avvocato Marco Valerio Mazzatosta - mi ha chiamato il figlio dicendomi che il padre avrebbe voluto una sentenza». Una richiesta che i difensori hanno preso alla lettera, tanto che hanno sollecitato la Corte per discutere comunque il caso. Angelo Gianlorenzo fu trovato morto nella sua campagna a Monte San Savino, tra Marta e Tuscania, il 14 agosto 2016. Le indagini, immediatamente, si sono concentrate sul cognato, Aldo Sassara. Tra i due da tempo con correva buon sangue e le lite erano frequenti. L’ultima solo pochi giorni prima della tragedia. A farla scoppiare una multa da pagare.  

«L’imputato - ha affermato il sostituto procuratore Massimiliano Siddi - era inequivocabilmente sui luoghi del crimine. Gli elementi indiziari contro di lui sono forti. E il movente evidente: anni di diatribe per questioni economiche. Gli elementi fondamentali, per l’accusa, sono un cambio d’abito non messo a disposizione degli inquirenti. Gli elementi indiziari sono gravi, precisi e concordanti. Gli stessi che mi avrebbero fatto chiedere una condanna se l’imputato non fosse morto. Gianlorenzo è stato ucciso da Sassara e i suoi familiari hanno tamponato le evidenze». Tesi sostenuta anche dagli avvocati dei familiari della vittima, già pronti alla sede civile per chiedere i danni agli eredi.

Di tutt’altro avviso la difesa.«Non c’è nessuna prova concreta - ha spiegato l’avvocato Danilo Scalabrelli - e gli indizi sono incerti e contraddittori». I difensori, Marco Valerio Mazzatosta e Danilo Scalabrelli, hanno chiesto una sentenza di assoluzione, nonostante la morte del loro assistito, anche per la famiglia dell’imputato. «Mandante assolto Sassara - ha affermato Mazzatosta al termine della sua discussione - appellandosi ai giudici popolari -. Siete la variabile umana fuori dagli schemi giuridici». 

Tra 60 giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza. Motivazioni attese da entrambe le parti. Sarà solo sulle parole dei giudici della Corte d’Assise che si giocherà la partite in sede civile.

Ultimo aggiornamento: 19:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA