Nel Viterbese più decessi rispetto al 2021. Con la denatalità dieci comuni spariranno

Nel Viterbese più decessi rispetto al 2021. Con la denatalità dieci comuni spariranno
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Martedì 6 Dicembre 2022, 13:14 - Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre, 11:31

Mortalità in aumento nella provincia di Viterbo nei primi nove mesi dell'anno in corso. Lo certifica un rapporto dell'Istat (istituto centrale di statistica). Tra gennaio e settembre 2002, infatti, i decessi nella Tuscia sono stati 3.116 contro i 2.985 dello stesso periodo dell'anno precedente: tanto da far registrare un aumento del 4%.
I numeri assoluti risultato più bassi nei piccoli centri e più alti in quelli più popolosi.

A fare la differenza sono le percentuali sul totale dei residenti, che complice la natalità ferma al palo rischia di mettere a repentaglio il futuro di decine di comuni minori della provincia. Secondo l'ultimo report di ItaliaOggi sulla qualità della vita, elaborato in collaborazione con l'Università La Sapienza di Roma e pubblicato meno di un mese fa, il Viterbese si colloca a uno degli ultimissimi posti nella classifica delle nascite: 97° posto su 107 province analizzate, appena un figlio per ogni donna.

LA PROSPETTIVA
Un trend che rende durissima la sopravvivenza dei piccoli comuni della Tuscia; quelli sotto i mille abitanti sono una decina, destinati sempre secondo l'Istituto nazionale di statistica a sparire in meno di un secolo. Avere una prospettiva di quello che succederà nei prossimi anni non è solo un calcolo statistico/previsionale: i primi effetti dello spopolamento sono già visibili. Analizzando i dati degli ultimi dieci anni, infatti, si vede come la provincia abbia perso una città delle dimensioni di Civita Castellana (circa 15 mila abitanti), una caduta verticale e un processo apparentemente irreversibile nonostante i flussi migratori.

E peggio andrà, salvo improbabili inversioni di tendenza, da qui al 2050 quando la provincia viterbese potrebbe sprofondare sotto i 290mila residenti, dopo aver toccato in tempi ancora recentissimi (nel 2013, fonte Istat) il proprio picco con una popolazione di 322mila. Una provincia dove si muore di più e si nasce sempre meno: fattore che ha un'altra conseguenza oltre lo spopolamento, ossia l'innalzamento dell'età media. Elemento che da una parte comporta un aumento della spesa sanitaria (altro aspetto dove la Tuscia non brilla), dall'altra un crollo della forza lavoro.

MENO FORZA LAVORO
Un'elaborazione pubblicata sul Sole24ore sulle previsioni demografiche sperimentali di Istat, ipotizza come da qui al 2030 la Tuscia potrebbe perdere fino al 6,6 per cento degli «occupabili» tra i 15 e i 64 anni; dato che andrebbe ben oltre il -5,6 della media nazionale. Una voragine che sale al 7,9 per cento tra i 30 e i 64 anni; mentre decresce, invece (fino a meno 2 per cento) tra i 15 e i 29 sulla spinta dei flussi migratori. Flussi insufficienti, comunque, a soddisfare la domanda. In totale saranno 12.861 le unità in meno.
 

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