Cartabia al Palazzo di giustizia per il Giardino della solidarietà: «Un esempio di vita sociale riuscito»

La ministra Cartabia insieme al professor Colla, la presidente Covelli e il procuratore Auriemma
di Maria Letizia Riganelli
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Mercoledì 23 Giugno 2021, 06:40 - Ultimo aggiornamento: 13:17

«Il giardino della solidarietà un esempio di vita sociale riuscito». La ministra Marta Cartabia arriva a Viterbo per l’inaugurazione del progetto di riqualificazione dell’area verde del Palazzo di giustizia del capoluogo. «Questo giardino - ha affermato la ministra della Giustizia - è uno splendido esempio di operosità che deve venire alla luce. I magistrati italiani sono protagonisti di storie positive, spesso coperto da incresciose vicende. In questa stagione, credo, meriterebbe di essere conosciuto di più il lavoro fatto con pazienza e dedizione e in condizioni difficili. E questo progetto in particolare che coniuga educazione e rieducazione, che insegna a rispettare tempi e attese, merita tutta la nostra attenzione».

Il progetto di riqualificazione porta la firma del Tribunale, dell’Unitus, della Procura, dell’Ordine degli avvocati e della casa circondariale. «Il giardino - ha spiegato la presidente uscente del Tribunale Maria Rosaria Covelli - è risultato di una collaborazione sinergica tra istituzioni del territorio e aziende private che hanno investito nella bontà dell’iniziativa».

 

In totale si tratta di 6mila metri quadrati che, grazie al lavoro del direttore dell’Orto botanico professor Giuseppe Colla e a quello di alcuni detenuti che materialmente hanno faticato sul campo, sono stati trasformati in spazi verdi fruibili e soprattutto riqualificati. Alla cerimonia per l’inaugurazione, ieri mattina all’interno dell’area, hanno partecipato tutte le istituzioni cittadine, che hanno accompagnato la ministra Cartabia a visitare i diversi spazi.

«Quello realizzato è un progetto unico nel suo genere - ha spiegato il rettore Stefano Ubertini -, interistituzionale e che mette insieme studenti e detenuti. I primi hanno lavorato come tirocinanti - una studentessa ha anche discusso una tesi di laurea sul progetto - e i detenuti, nell’ottica del reinserimento che svolgono attività pratiche nelle aree e grazie alla formazione fornita dall’Unitus, diventeranno manutentori del verde e potranno lavorare parchi e giardini pubblici e privati».

All’iniziativa ha partecipato anche l’ordine degli avvocati di Viterbo che ha finanziato la copertura assicurativa dei detenuti addetti al verde. Entusiasta del progetto di riqualificazione il procuratore capo Paolo Auriemma: «Troppo spesso si abusa della parola fare sistema, ma in questo caso non solo non è un abuso ma possiamo dire che siamo stati un laboratorio di Brescia che ha dato i suoi frutti. L’approccio ha fatto emergere tutti i vantaggi, restituendo un Tribunale che sempre più diventa per i cittadini una casa».

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