Mafia viterbese, i tre della "squadra" dei fratelli Rebeshi tentano la carta dell’Appello

Tribunale di Roma
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Lunedì 18 Ottobre 2021, 07:20 - Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre, 15:16

Gli “scagnozzi” dei fratelli Rebeshi tentano la carta dell’Appello. Questa mattina i tre ventenni, già condannati in primo grado per estorsione aggravata dal metodo mafioso, compariranno davanti ai giudici della Corte d’Appello di Roma per la sentenza di secondo grado.

Il gup del Tribunale di Roma ai tre albanesi, che avevano partecipato all’estorsione a due imprenditori di Tuscania e Tarquinia, aveva comminato condanne pesanti: 9 anni e 4 mesi di reclusione. Nonostante lo sconto di pena per la scelta del rito abbreviato. La pubblica accusa, pm Fabrizio Tucci, aveva chiesto 10 anni per ognuno. A sostenere la difesa dei tre imputati l’avvocato Samuele De Santis.

La vicenda nasce subito dopo l’operazione Erostrato, dei carabinieri del Nucleo investigativo, che porta in manette il sodalizio mafioso capeggiato da Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato. Mentre i boss sono ristretti in carcere qualcosa continua ad accadere. Due imprenditori vengono “avvicinati” da David Rebeshi, in cella per questa vicenda, e dai suoi tre scagnozzi e chiedono soldi. Una delle vittime si rivolge alle forze dell’ordine affermando di essere sotto scacco di un gruppo di albanesi.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti gli indagati avrebbero da un imprenditore 4.000 euro e dall’altro 5mila. Entrambe le richieste avevano un comune denominatore: un fantomatico debito con Ismail Rebeshi. Dietro all’estorsione, per l’accusa, ci sarebbe stata la lunga mano del “boss”. Il collegamento non starebbe semplicemente nel legame di sangue tra i due fratelli Rebeshi. Le conversazioni captate dagli investigatori e la corrispondenza privata dei fratelli albanesi avrebbero svelato le intenzioni criminali.

Per questa ragione i pm Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò, gli stessi dell’operazione Erostrato, ritengono che il mandante delle estorsioni sia proprio Ismail Rebeshi, che dal carcere continuava a dare precise indicazioni su come gestire gli affari. Per i due fratelli il processo è in corso davanti al collegio del Tribunale di Viterbo.

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