CORONAVIRUS

Caritas, l'allarme post-Covid: «C'è fame di lavoro, tantissime richieste»

Sabato 13 Giugno 2020
Un operatore della Caritas

«Abbiamo raggiunto le 78 domande in pochi giorni. Siamo stati costretti a chiudere l’avviso». Se esiste un termometro capace di misurare il livello del disagio tra le famiglie causato dall’epidemia, sicuramente ce l’ha in mano la Caritas e oggi segna una crisi economica tutt’altro che superata. Lo dimostrano anche le richieste di adesione al progetto “Terra degli uomini. Lavoro e dignità” che prevede l’inserimento lavorativo di disoccupati in aziende agricole del territorio. Il boom registrato ha spinto il direttore Luca Zoncheddu e la sua squadra a lavorare perché si concretizzi una collaborazione con la Fai-Cisl, la Coldiretti, Slow Food e le Acli: «Vogliamo creare un partenariato più ampio, così da allargare le opportunità di impiego a più persone possibile».

Il progetto ha esordito lo scorso anno. Allora le domande presentate sono state 30, solo in 28 hanno frequentato i corsi di formazione propedeutici e 13 (11 uomini e 2 donne), sono stati assunti da 11 imprese agricole aderenti e alle quali la Caritas riconosce 400 euro mensili come contributo per ogni contratto. “A fronte di un importo previsto dal progetto per sostenere l’assunzione dei destinatari, pari a 24.932 euro, le aziende – spiega Francesca Durastanti della Caritas - hanno erogato circa ulteriori 21.000 euro. Mediamente lo stipendio dei beneficiari è stato di 720 euro al mese. Questo vuol dire che solo un’azienda ha mantenuto l’importo minimo previsto di 500 euro mensili ma ha contrattualizzato due beneficiari. Tutte le atre hanno pagato uno stipendio più alto, a dimostrazione della soddisfazione e della partecipazione”.

Inoltre, ammonta a circa 6.000 euro il benefit per l’alloggio riconosciuto gratuitamente a 5 beneficiari nelle stesse aziende. “Questo dimostra che il progetto ha messo in moto un’economia importante e un’assunzione di responsabilità da parte delle imprese non scontata. Per di più, 3 persone ancora lavorano mentre le altre, alcune pur avendo avuto proposte dalle aziende, hanno lasciato soprattutto per trasferirsi altrove”, aggiunge Durastanti. Lo scorso anno sui 13 assunti 10 erano stranieri: “Quando abbiamo proposto l’inserimento lavorativo in aziende agricole, molti italiani hanno declinato”, ammette. Ma quest’anno le cose sono cambiate: gli italiani coinvolti nel progetto sono saliti a 10.

Le domande aumentate, sottolineano dalla Caritas, sono la conseguenza della crisi economica provocata dalla pandemia e riguardano in maggioranza padri di famiglia. “Il Covid  – commenta Zoncheddu – ha messo a nudo gli aspetti problematici del capitalismo individualistico. Stiamo assistendo a un aumento delle disuguaglianze e al progressivo impoverimento della fascia media. Il nostro progetto, invece, punta sulla dignità della persona all’insegna di uno sviluppo sostenibile per l’ambiente e per le comunità. In questo senso, in Laudato si', papa Francesco ha dimostrato una visione profetica improntata alla giustizia sociale e alla cura della casa comune. E a questi principi si ispira il nostro operato”.

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