Pmi, cresce il numero di nuove imprese ma il Viterbese è ultimo nel Lazio

Pmi, cresce il numero di nuove imprese ma il Viterbese è ultimo nel Lazio
di luca telli
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Giovedì 4 Novembre 2021, 16:01 - Ultimo aggiornamento: 17:06

Tasso di crescita delle piccole e medie imprese, nel terzo trimestre dell’anno il Lazio corre oltre la media nazionale: 0,49% contro lo 0,36%. È quanto emerge dal report Movimprese, condotto da Unioncamere e InfoCamere, sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio.

Nella classifica guidata da Roma, che segna un incremento dello 0,53%, seguita da Rieti, 0,45%, Latina e Frosinone (0,39% e 0,38%) la Tuscia fatica a reggere il passo e si piazza all’ultimo posto con 0,29%; percentuale che grazie ai dati positivi dei primi due trimestri spinge l’aumento complessivo nei primi nove mesi dall’anno all’1,1% ben oltre il +0,57% registrato nel 2020 condizionato, fonte sempre Movimprese, dalla pandemia e da un forte calo sia delle iscrizioni (-15%) sia delle cessazioni (-18%).

Nel complesso sono 38. 312 le Pmi attualmente attive nel viterbese, 345 le nuove iscrizioni nel terzo trimestre a fronte di 234 cessazioni con un saldo positivo di 111. A nascere sono soprattutto imprese di capitale (0,89%) e ditte individuali (0,22%), mentre girano in negativo (-0,18%) le società di persone.

Locomotiva del territorio è il settore edile, spinto dall’effetto superbonus 110% e dalle altre misure per le ristrutturazioni e riconversione energetica varate dal Governo, con circa 400 imprese in più nell’ultimo biennio e un incremento sul territorio del 5,26%. Segnali positivi anche da attività legate al turismo ed al commercio e, soprattutto, dal manufatturiero.

Spiega Giuseppe Crea, direttore di FederLazio Viterbo: «Lo sviluppo dell’edilizia ha favorito, grazie alla sua lunga filiera, la nascita di nuove imprese nel campo dell’impiantistica e metalmeccanica ma non solo. Tutti i settori stanno dando segnali di forte dinamismo: i dati ci dicono che la crescita è costante e trasversale».
Un’ulteriore leva potrebbe arrivare con il Pnrr, e gli investimenti sulle grandi infrastrutture, rigenerazione urbana e messa in sicurezza dei territori, e i finanziamenti legati alla transazione energetica. «Fondi – precisa Crea – che non finiranno direttamente alle imprese ma l’effetto dei quali andrebbe a ricadere sul territorio favorendo la fase espansiva».

La possibilità che la macchina si inceppi una volta che cadranno i provvedimenti governativi è un’eventualità da prendere in considerazione ma che non spaventa: «Quello che stiamo vivendo non è un rimbalzo tecnico – continua Crea -. Con le proiezioni che vedono a fine anno una crescita del Pil al 6% anche la Tuscia va incontro a un processo di consolidamento».

Il vero punto di domanda è legato alla corsa dei prezzi di materie prime ed energia finiti all’interno di una spirale ascensionale dagli sviluppi imprevedibili: «Due elementi destabilizzatori - conclude Crea - che potrebbero avere ripercussioni rallentando il processo di sviluppo e a la ripresa delle imprese».

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