Hotel, un anno al palo: la vera ripresa solo nel 2022. La Federalberghi: «Avanti con i ristori»

Hotel, un anno al palo: la vera ripresa solo nel 2022. La Federalberghi: «Avanti con i ristori»
di Luca Telli
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Martedì 25 Maggio 2021, 06:25 - Ultimo aggiornamento: 21:22

La ripresa per gli hotel non ci sarà prima del 2022». Il virus arretra e crescono le prenotazioni, ma niente boom. Il quadro per le strutture ricettive resta complesso. A tracciare una linea è il presidente di Federalberghi viterbese Luca Balletti che avverte: «senza nuovi ristori aumenterà ancora il numero delle imprese in difficoltà, il rischio di chiusure non è affatto scongiurato». Le presenze dell’estate 2021 non basteranno a colmare il gap accumulato negli ultimi 14 mesi: «Abbiamo già perso metà stagione – aggiunge -, contiamo di recuperare il più possibile, l’anno non si salverà».
A frenare la ripresa degli alberghi la nuova forma di turismo imposta dalla pandemia già sperimentata lo scorso anno, che taglia fuori dal circuito gli stranieri e incentiva gli spostamenti a medio corto raggio; quel turismo di prossimità fatto di locali, che tende a preferire l’affitto di immobili per soggiorno e a limitare le richieste di pernotto in struttura per tempi ritenuti soddisfacente per garantire la tenuta degli alberghi. Ma non solo: «Continua a mancare il turismo organizzato – aggiunge Balletti -. I gruppi sono la base di partenza e il fulcro per la programmazione. Si muovono con grande anticipo rispetto ai singoli, cosa che consente di lavorare in prospettiva».
Sulle scelte del turismo continuano poi a pesare varabile Covid e il pacchetto di effetti collaterali che il virus porta con sé, primo: l’aumento delle difficoltà economiche che ora non mordono più solo le fasce più deboli, monoreddito con figli a carico, ma con la platea sempre più vasta. Secondo l’ultimo rapporto Demoskopika (stime prudenziali) il 46,6% degli italiani ha rinunciato alle vacanze per i prossimi mesi. Nel dettaglio «il 24,2% ha espresso il timore di viaggiare, il 14,1 ha rinunciato a priori, l’8,2 ha dichiarato di non avere possibilità economiche». 
Guai confermati, seppure con una proporzione inferiore, da un’indagine pubblicata Confcommercio-Censis secondo la quale «il 20% ha già deciso che non andrà in vacanza, più per mancanza di risorse che per la paura dei contagi, mentre la metà delle famiglie (47,4%) non ha fatto programmi per l’incertezza». Centrali, per la sopravvivenza delle strutture ricettive del territorio saranno i mesi di luglio e agosto. «Il turismo di prossimità ha due caratteristiche – conclude Balletti - si muove all’improvviso e senza programmare. Ci aspettiamo un aumento delle richieste man mano che la stagione entrerà nel vivo e la campagna vaccinale aumenti gli immunizzati”.
Una speranza per alberghi, e non solo, arriva dall’aumento di richieste di informazioni agli uffici turistici della provincia. Secondo le proiezioni l’estate 2021 potrebbe essere migliore, e più lunga, di quella passata parzialmente salvata dal mini boom agostano.

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