Il Green pass visto da ristoranti e bar viterbesi: «Utile, ma per noi rischia di essere una punizione»

Il Green pass visto da ristoranti e bar viterbesi: «Utile, ma per noi rischia di essere una punizione»
di Luca Telli
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Lunedì 26 Luglio 2021, 06:15 - Ultimo aggiornamento: 14:37

Baristi e ristoratori sicuri: «Il green pass così non funziona». Se da una parte il nuovo sistema che dal 6 agosto sarà necessario per sedersi all’interno di un locale sembra essere l’unico strumento per aumentare la soglia della popolazione vaccinata da qui fino ai primi mesi dell’autunno, dall’altra viene percepito dall’imprese come una nuova, iniqua, punizione.

«Non credo ci sia un’interpretazione diversa perché, ancora una volta, colpisce il nostro settore – spiega Mario Di Dato, chef del ristorante o’Sarracino di Via Cavour - e se è sbagliato parlare di accanimento, ma qualcosa che non va c’è: siamo quelli che, in 16 mesi di pandemia, hanno pagato forse il conto più salato costretti a lavorare con asporto e consegne a domicilio, se non a rimanere chiusi, per mesi. Il problema, poi, non è tanto se i ristoratori siano d’accordo, quanto se d’accordo sarà la clientela».

 Una clientela che, per paura o per principio, potrebbe boicottare i consumi. Se non oggi, con un clima favorevole e la possibilità di servizio all’esterno, tra pochi mesi quando le temperature si abbasseranno: «Con il rischio di vedere saltare il secondo autunno di fila – conclude Di Dato – e sembra una barzelletta nonostante 35 milioni di vaccinati».

Una contrazione che teme anche Stefano Achilli, titolare dell’Hosteria Olio d’Oliva di Via San Loreanzo: «A tutti gli effetti è una nuova restrizione che impedisce a tutti di usufruire di un servizio e, alle imprese, di lavorare – spiega -. Che idea mi sono fatto? Ho ascoltato i pareri di tante persone che sono passate in questi giorni, davvero pochi quelli che credono che il green pass possa essere la soluzione della pandemia».

Tra i punti del provvedimento criticati, anche il controllo al quale sempre gli imprenditori saranno deputati «Da tragica la situazione è diventata comica. Facciamo i ristoratori, non i body guard – spiega Giuliano Proietti dei Tre Re -. Che cosa dobbiamo fare, assumere qualcuno che si occupi del controllo alla porta? Sono costi che le imprese, specie quelle a carattere famigliare, non sono in grado di sostenere dopo due anni passati a cercare di sopravvivere. Tutti vogliamo uscire dal tunnel della pandemia, ma iniziamo a prendere in considerazione anche le esigenze dei ristoratori».

Il commento di Simone Tribuzi, titolare del bar Mama’s nella frazione di La Quercia: «Per bar e ristoranti il green pass non è uno strumento adatto – spiega - e specie durante i momenti di picco del lavoro chiedere un documento, per noi, è impossibile. Una flessione ci sarà. L’unica cosa che possiamo augurarci è che sempre più persone decidano di vaccinarsi nonostante l’obbligo del green pass».

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