Export, turismo e occupazione. Le imprese artigiane vedono la luce in fondo al tunnel

Export, turismo e occupazione. Le imprese artigiane vedono la luce in fondo al tunnel
di Luca Telli
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Sabato 31 Luglio 2021, 06:55

Occupazione, soprattutto nel settore edilizio, export e turismo, nella Tuscia dati incoraggianti per le piccole e medie imprese. È quanto emerge da un rapporto presentato da Confartigianato mercoledì pomeriggio in Sala Regia a Palazzo dei Priori.

A parlare è stato il presidente di Confartigianato imprese Marco Granelli che se da una parte conferma l’ottimismo verso una progressiva ripresa, dall’altra avverte: «In questa nuova fase del Paese deve esserci un cambio di passo mai visto prima. Artigianato e PMI devono essere messe al centro del progetto, sono la vera ricchezza delle comunità, di più sono un esempio di resilienza».

Considerazioni accompagnate dai numeri sulla nascita e mortalità delle imprese che nel primo trimestre del 2021 vede Viterbo (0,20%) sotto il dato del Lazio (0,35%), ma molto al di sopra delle media nazionale ferma allo 0,08%. Nuove nascite che hanno contribuito a spingere il tasso di impiego. Nel 2020, tra i 15 e i 64 anni, l’occupazione nella provincia di Viterbo registra una crescita di 0,7 punti dal 54,7% al 55,4%. Aumenta anche l’export del settore manufatturiero,

il rapporto tra il primo trimestre 2019 e 2021 segna un  del 16,1%. Capitolo turismo, nel 2019 le presenze nella Tuscia sono state oltre 323 mila (2,52% su base regionale), nel 2020 circa 180 mila con una percentuale, però, del 5,6%. A limitare lo sviluppo delle piccole e medie imprese della provincia, secondo Confartigianato, tre importanti criticità: vie di trasporto inefficienti (a cominciare dalla Orte Civitavecchia, in attesa della sentenza del Tar dopo l’ultima udienza di maggio), reperimento della forza lavoro, «non abbiamo il problema dei licenziamenti, ma delle assunzioni: ci manca un terzo della mano d’opera» spiega ancora Granelli, e l’aumento dei prezzi delle materie prime.

Problemi che si aggiungono a quelli di fiscalità e burocrazia: «Paghiamo miliardi di euro in più rispetto alla media europea – conclude Granelli -. Serve poi un pacchetto di riforme improntate alla semplificazione perché è impossibile qualsiasi ripresa senza sostenibilità amministrativa».

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