Nella Tuscia aumenta l'astensione e vince il candidato sindaco "usato sicuro"

Nella Tuscia aumenta l'astensione e vince il candidato sindaco "usato sicuro"
di Carlo Maria Ponzi
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Mercoledì 6 Ottobre 2021, 06:45 - Ultimo aggiornamento: 21:48

Diserzione delle urne, con un’affluenza che è passata dal 76,38 del 2016, quando peraltro si votata in un solo giorno, al 71,04 della tornata 2021. Consensi a pioggia per l’usato sicuro; bocciatura senza se e senza ma per senatori (Umberto Fusco a Vitorchiano) che aspiravano a indossare la fascia tricolore sul doppiopetto parlamentare; o per pater familias (Mario Scarnati) che volevano consegnare per diritto ereditario le chiavi del proprio comune, ma hanno mandato allo sbaraglio i pargoli (Enrico Scarnati a Fabrica di Roma).

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Infine, non d’importanza, la voglia di far entrare qualche refolo di aria nuova nelle amministrazioni comunali, cambiare fisionomie degli ospiti più alti in grado e narrazioni, mettere alla prova giovani (o meno) nell’affascinante seppur faticoso mestiere di primo cittadino della propria comunità. In estrema sintesi, questi i componenti di una ideale bussola per analizzare cose è accaduto nelle urne riempite dal voto degli elettori di 20 comuni.

In prevalenza ci si affida a sindaci che sono stati giudicati svolgere al meglio i compiti assegnati. E’ il caso di Arlena di Castro (Publio Cascianelli), Bassano Romano (Emanuele Maggi), Carbognano (Agostino Gasbarri), Gallese (Danilo Piersanti), Marta (Maurizio Lacchini), Lubriano (Valentino Gasparri), Oriolo Romano (Emanuele Rallo). Citazione d’onore a Ruggero Grassotti, confermato sindaco di Vitorchiano col 75,96% per cento dei consensi, che gli hanno consentito di relegare il senatore Fusco (portabandiera di Lega per Salvini premier- Fratelli d’Italia – Forza Italia- Lista Civica) al 24,04, nonostante una campagna elettorale per cui aveva chiesto l’aiutino a pezzi da novanta come il ministro del Turismo Massimo Garavaglia.

I novizi (o quasi). Non è un uomo nuovo, l’immarcescibile Sandrino Aquilani che, dopo una vita nella Dc, arriva al quinto mandato come sindaco di Vetralla (59,69%) sotto le insegne della coalizione di centro destra. Anche Dino Primieri non è un neofita: stazionerà infatti nel palazzo Nuzzi di Orte per la terza volta, anche se ha faticato assai: ha battuto l’uscente Angelo Giuliani per appena 200 voti. Ad Acquapendente, ascende Alessandra Terrosi, più volte consigliere e assessore, nonché deputato del Pd nella XVII legislatura.

Non è l’unica donna in lizza: a Montefiascone, la compagine di centro sinistra capitanata da Giulia Santis (54.63%) ha prevalso sul candidato del centrodestra Andrea Danti (45,37%) che pure aveva un pedigree più corposo (già sindaco per qualche mese, nonché assessore provinciale). A Canino, grazie alla profonda spaccatura del centro sinistra, l’uscente Lina Novelli è stata battuta da Giuseppe Cesetti, centrodestra. Angelo Borgna è stato eletto Caprarola, con alle spalle la responsabilità dell’assessorato alla Cultura negli anni Ottanta dell’altro secolo. A Faleria, Walter Salvadori, che ha corso in solitaria.

A Proceno, Roberto Pinzi, che dopo aver trascorso l’ultimo quinquennio come vicesindaco dell’uscente Cinzia Pellegrini, è riuscito a salire sulla poltrona più alta del piccolo centro dell’Alto Lazio. Stessa storia per Roberto Camilli (Soriano nel Cimino) che ora si siede sulla poltrona di Fabio Menicacci. A Vasanello arriva Igino Vestri di Forza Italia. Corchiano rimane in stand by, con i due candidati, Gianfranco Piergentili e Bengasi Battisti, appaiati nel numero dei consensi: 1141, pari 50% a testa.

A voler trarre una morale da quanto fin qui dettato, si può rivelare che il cambio della guardia nei venti municipi è proceduto “con juicio". I votanti hanno meditato il vecchio adagio: chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia, e non sa quel che trova. Solo tra cinque anni si vedrà se la sapienza antica ha ancora ragione di essere.

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