Il centrodestra ancora unito? Per Ubertini (Lega) «magari al ballottaggio. E nonostante FdI»

Claudio Ubertini
4 Minuti di Lettura
Giovedì 19 Maggio 2022, 13:31 - Ultimo aggiornamento: 13:32

L'unità, nonostante tutto. Claudio Ubertini, 62 anni, candidato sindaco per Lega-Fondazione-Forza Italia-Udc ci mette la faccia. A lui, 62 anni, l'onere di correre per quel centrodestra uscito malconcio dall'ultima reggenza a palazzo dei Priori. E altrettanto, o forse peggio, dalle scaramucce tra ex alleati per ripresentarsi il 12 giugno. «E magari con i tempi supplementari, fino al 26», dice.

Ma i pronostici in città non vi danno favoriti. Anche se Ubertini è stato un nome annunciato tra i primi.
«Sì, diciamo che ho giocato d'anticipo. Ma io forse sono stato quello che, più di tutti, ha tentato di avere una squadra di centrodestra unita. Ci ho creduto, ero anche disponibile a fare un passo indietro, ma poi sono subentrate dinamiche che andavano oltre la mia capacità decisionale. A quel punto, da uomo di partito mi sono sacrificato. Ne vado orgoglioso. Poi anche i nostri alleati sono stati d'accordo sul mio nome».

Ne valeva la pena, insomma.
«Devo dire che giorno dopo giorno mi sto appassionando, perché trovo molti riscontri favorevoli girando per la città».

Ecco: il rammarico per non aver trovato un'intesa. Vi siete domandati dov'è che avete sbagliato, quando è arrivata la rottura definitiva?
«Io penso che lo snodo risale al momento in cui Mauro Rotelli ha rinunciato alla sua candidatura a sindaco, e il giorno dopo ha annunciato Laura Allegrini. Una scelta che ha portato a un irrigidimento tra tutti: forse, se ci fosse stato un confronto, se si fosse discusso tra di noi probabilmente si sarebbe arrivati a una condivisione sulla Allegrini. Invece è stata una scelta di parte».

Ma da ex compagno di partito di molti che oggi sono in FdI, come lo spiega?
«Rivendicavano il fatto che il candidato sindaco dovesse essere espresso da loro. Su questo non c'erano problemi, l'abbiamo detto fino a due giorni prima della rottura: Sosteniamo un vostro candidato. Di fronte alla scelta unilaterale serviva un nome diverso, bisognava azzerare tutto e ripartire dall'inizio. Non hanno voluto».

I giochi sono fatti, il ballottaggio è nelle cose: in ottica centrodestra cosa accadrà dopo il 12 giugno?
«Lo ripeto: noi puntiamo al ballottaggio per poi riuscire a ricompattare la coalizione al secondo tempo. Credo che ci siano le capacità per poter ripartire e governare la città. Cose che sono successe, come la rottura di dicembre con le firme dal notaio per far cadere il sindaco, possono essere superate. Ovvio che dobbiamo partire da presupposti diversi».

Anche su quanto prodotto nei tre anni di consigliatura Arena?
«Abbiamo fatto degli errori, va detto, ma anche tante cose che poi, se ci sono problemi, passano in secondo piano. Tutti dovremmo fare un bagno di umiltà, perché la litigiosità si paga davanti agli elettori che ti dicono: Se avete litigato prima, vi diamo ancora fiducia? Ecco, per non dire poi che molti sono sfiduciati dalla politica, c'è stato il Covid, c'è la guerra. Vedo tanta stanchezza».

Forza Italia, in coalizione in una lista unitaria con Udc e Fondazione, ha avuto una spaccatura: la difficoltà di quello che è stato per anni il partito di riferimento della destra non aiuta Ubertini?
«Io credo che Forza Italia ha ancora il suo fascino, dico così. Il simbolo e i candidati storici, come Giulio Marini, consentiranno di avere un buon risultato. Non con i numeri dell'ultima elezione, è chiaro, ma potrà fare la sua parte, come Fondazione che ha un suo elettorato. Lo dico: ci danno fuori dai giochi, io invece vedo, ascolto e mi carico un po' di più. Sto tra gente di ogni tipo, spendendoci per quello che possiamo fare, non raccontando cose impossibili. Senza effetti speciali, come promettono alcuni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA