COVID

Bar e ristoranti ripartono con l'incubo nuove chiusure: «Un'altra serrata e per molti sarà la fine»

Martedì 2 Febbraio 2021 di Luca Telli

I primi clienti arrivano poco dopo le 7. Entrano alla spicciolata, qualcuno resta fuori in attesa del suo turno ma c’è pure chi ordina e aspetta il sacchetto con brioche e caffè tra le portiere dell’auto. Non è la normalità, ma un passo in avanti che accende una luce in fondo al tunnel.

Un brivido umanissimo da primo giorno è quello che corre sulla schiena di Simone Tribuzi, titolare del bar Mama’s nella frazione di La Quercia. Si festeggia senza squilli, con una musica leggera di sottofondo e la vetrina riscaldata strapiena di paste.

«Stare dietro al bancone e poter guardare di nuovo negli occhi i clienti è un’emozione», confessa. Stavolta il purgatorio è durato due settimane, allungato dall’ultimo (l’ennesimo) quid pro quo che prima decideva poi posticipava di 24 ore il salto nel quadrante cromatico giallo di rischio limitato.

«Ma poco importa, quello che contava era tornare a lavorare perché con l’asporto e le consegne a domicilio a fine mese non ci si arriva», aggiunge.  Di lavoro da recuperare ce n’è tanto.  «Dall’inizio della pandemia sono stati più i giorni di restrizione che quelli in cui abbiamo avuto l’opportunità di restare aperti – continua Tribuzi –. Ci siamo conquistati tutti insieme una possibilità, non sprechiamola».

 Il riferimento è alle immagini degli assembramenti e allo scarso rispetto delle norme di distanziamento sociale che hanno portato nel weekend, anche in città, a multe e chiusure forzate. «Per le attività non è uno scherzo – continua Tribuzi -. Ci sono le spese correnti e quelle rimaste indietro. Ogni giorno di mancato incasso mette a rischio la sopravvivenza di un’azienda. Non è un’esagerazione, dopo un anno così anche una scossetta ha l’effetto di un terremoto».

Di più con in ristori che arrivano con il contagocce e il dubbio, oltre che su un cambio di colore qualora l’indice RT dovesse tornare salire (prossima valutazione attesa per il 5 febbraio ndr), su un’eventuale stretta nella settimana di Pasqua come successo a Natale. Probabile, con una situazione non domata. Di più con una campagna vaccinale a rilento. Tarli che scavano tra i pensieri dei ristoratori «ma restiamo positivi. Di quello che succederà nelle prossime settimane per ora non ce ne preoccupiamo – spiega Michele Schirripa del ristorante Lab di piazza del Teatro – Adesso è il momento di rimettersi in marcio».

Il primo giorno non ha deluso le aspettative. «Rispetto a un lunedì tradizionale il numero di clienti è stato più alto – continua –. C’è voglia di riprendersi tempo e spazio seppure resta salda la consapevolezza che l’epidemia non è ancora superata». Oltre alle difficoltà di 6 mesi di chiusure alternata c’è da vincere anche la ritrosia di una fetta della clientela nel frequentare spazi chiusi. «La nostra risposta passa da un rilancio dell’offerta, da servizi più veloci e smart – conclude Schirripa - Durante le due settimane di zona arancione poi abbiamo potenziato ulteriormente i protocolli di sanificazione. Insomma, ce la stiamo mettendo tutta».

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 17:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA