CORONAVIRUS

Crollano i consumi, due negozi su dieci rischiano di chiudere

Giovedì 9 Luglio 2020 di Luca Telli

«La situazione è critica, le attività non possono continuare a lungo a sostenere uno stress del genere». È un filo sottilissimo che sembra sfibrarsi con il passare dei giorni quello sopra al quale camminano le imprese e, con loro, migliaia di lavoratori che vedono il posto a rischio.

Per Giancarlo Bandini, segretario di Confimprese, il tempo dei proclami è finito: «Bisogna agire e fare alla svelta perché il rischio di trovarci davanti a un'epidemia di chiusure è concreto». Pesanti, seppure migliori rispetto a quelli ipotizzati dai modelli matematici, i dati forniti dall'Istat. La ripartenza più difficile, su base nazionale, per i negozi di vicinato che a maggio registrano un calo delle vendite del -19%. Risultati sotto lo zero anche per la grande distribuzione che perde il -4,4%, mentre a sorprendere è la crescita dell'online che mette a segno un aumento record del +42%. Affondano l'abbigliamento e le calzature, che continuano ad essere i settori più colpiti: da marzo a maggio sono andate perse, in media, il 60% delle vendite.

«Numeri che riscontriamo anche a Viterbo come in tutta la sua provincia continua Bandini non siamo un'isola felice e mai come ora serve collaborazione da parte di tutti gli enti: dalle associazioni di categoria, alle strutture governative di ogni livello». Perché non bastasse, insieme alla tensione economica cresce la paura: due attività su dieci temono la chiusura e se la situazione non dovesse migliorare, la maggior parte valuterà di ridurre i dipendenti definitivamente. Il dato che spaventa di più: «Una bomba sociale che rischia di esploderci tra le mani quando i sostegni statali si esauriranno e verrà meno il divieto di licenziare», aggiunge Bandini al fianco del quale si schiera Confesercenti, pronta con una sua ricetta.

«Dobbiamo rinforzare e prolungare le misure di sostegno per le imprese e per i lavoratori spiega in una nota - La nostra proposta è di estendere anche alle attività di somministrazione gli sgravi contributivi già previsti per il turismo agli imprenditori che riassumono i dipendenti in cassa integrazione». Ristoranti e bar, insieme a ampi strati della filiera turistica, rischiano l'estinzione con il 65% delle imprese del settore a rischio chiusura. Un disastro legato al crollo delle presenze (giugno balbettante una spinta si aspetta dai prossimi due mesi) ma non solo: a stritolare il settore anche la crisi del settore cerimonie. Lo stop dei matrimoni ha avuto un impatto pesantissimo in una spirale che ha risucchiato ristorazione, abbigliamento e il settore floreale. «Un gorgo profondo di cui adesso è difficile vedere il fondo», conclude Bandini.
 

Ultimo aggiornamento: 17:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA