Economia, tra crisi e speranze. Le imprese della Tuscia provano a ripartire

Paola Giannarini, centro estetico a Canino
di Luca Telli
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Venerdì 25 Giugno 2021, 07:05

«Anno duro, ma ci stiamo rialzando», spiega Marco Fratoni della Nature House, negozio al servizio del benessere nel centro storico di Tarquinia.  «Maggio era partito molto bene, da qualche settimana poi sembra di essere tornati indietro di 3 mesi, ai momenti più difficili della primavera», dice Francesco Curti, titolare di un’ortopedia sanitaria in via Armando Diaz a Viterbo.

«Da quando i contagi sono calati, ed è aumentata la percezione di sicurezza, il lavoro è ripreso in maniera decisa tanto che stiamo pensando di assumere una persona per l’estate. I numeri sono in crescita anche rispetto al boom post riaperture del 2020», racconta Paola Giannarini che, con la socia Laura, gestisce un centro estetico a Canino.

Tre punti della Provincia, tre storie da raccontare. Ad ognuno la ripartenza ha portato i suoi frutti, per alcuni amari, per altri più dolci.  «C’è un’aria di ripresa, le persone sono tornate a popolare le vie. I turisti sono ancora pochi ma con l’avanzare dei mesi contiamo di aumentare gli incassi – continua Fratoni -. Un paragone con l’anno scorso non può essere fatto, pareggiare i numeri del 2019 sarebbe un successo. Speriamo solo che sia finita». Una speranza, che le chiusure primaverili siano state le ultime di 15 mesi terribili, condivisa da tutti gli imprenditori gli umori dei quali, e le previsioni per i prossimi cruciali mesi, sono differenti scandite dal settore merceologico in cui operano.

«Uscire dalla crisi non sarà facile. Se prima l’emergenza era di natura sanitaria, ora è al 90% economica. I soldi sono pochi, i consumi bassi, le famiglie ci pensano due volte prima di fare una spesa», spiega Massimo Burla, titolare di un’ottica a piazza del Comune; che poi continua: «Per la sostituzione di occhiali da vista, anche quando necessari, si tende a posticipare il più possibile. Il mercato di quelli da sole si è ridotto, sopra i 100 euro è crollato anche sotto la spinta della crescita degli acquisti on line dove le grandi catene riescono ad applicare una scontistica maggiore. La mia sensazione è che dopo il superfluo ora si faccia economia anche sul necessario».

Una visione che condividono anche dall’Ortopedia Curti. «L’unica cosa che possiamo fare è aspettare e limitare i danni – spiega Francesco Curti -. La situazione non era facile prima del Covid, ora è più complessa. Nelle settimane centrali della primavera il peggio sembrava passato, ora, complice anche l’estate e la fuga dalla città nel fine settimane le incognite sono tornate». Incognite che non se ne sono mai andate per la ristorazione. I pienoni del fine settimana restano un placebo inadeguato al recupero dei mesi precedenti. Lo dicono i dati.

Tra le spese non comprimibili (utenze domestiche di luce, gas e acqua e spesa alimentare) la filiera Ho.re.ca è stata infatti la più penalizzata. Un crollo verticale di cui sono responsabili le chiusure e, in maniera simile, il diffondersi di modalità di studio e di lavoro da remoto che hanno tolto una fetta vicino al 30% dei clienti giornalieri.

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