Mercato del mattone stabile nella Tuscia, Viterbo in controtendenza

Lunedì 22 Febbraio 2021 di Luca Telli
Mercato del mattone stabile nella Tuscia, Viterbo in controtendenza

Mercato del mattone stabile nella Tuscia, Viterbo in controtendenza rispetto agli altri capoluoghi del Lazio. Nessuna perdita di valore, anzi, in città i prezzi delle abitazioni sono cresciuti di 1,7 punti percentuali.

È quanto emerge da un'indagine condotta da Idealista che fotografa la situazione nella prima quindicina di febbraio. Accenni di ripresa dopo il tonfo registrato nei 31 giorni d'esordio del 2021, chiusi nel Lazio con un calo del 2,4% e il prezzo regionale medio poco sopra la soglia dei 2.000 euro/m2. Secondo il portale immobiliare il mercato più caro, tra le provincie, resta quello romano (2.294 euro/m²). Frosinone (820 euro/m²) il più economico. Secondo posto Latina (1.771 euro/m²) poi Viterbo (1.019 euro/m²) e Rieti (849 euro/m²).

Posizioni di classifica identiche nell'analisi che prende in oggetto i singoli capoluoghi. La Capitale resta la più richiesta ed esosa con i 2.855 euro al metro quadro di media, seguita da Latina (1.704 euro/m²) e Viterbo (1.189 euro/m²). Più a buon mercato Rieti (1.144 euro/m²) e Frosinone (1.100 euro/m²). Il dato interessante, per la Tuscia, è quello calcolato sull'oscillazione dei prezzi rispetto all'ultimo mese dell'anno. Se Frosinone registra una diminuzione del valore del 2,4%, seguita da Rieti e Roma con -1,8%, la nostra provincia incassa meglio il colpo della crisi, piazzandosi al quarto posto con un calo inferiore al punto percentuale (0,8%), meglio del quale fa solo Latina con un -0,3%.

Numeri ancora migliori su Viterbo città eccezione tra i capoluoghi in un trend discendete che nel Lazio conferma la tendenza ribassista degli ultimi 6 mesi. +1,7% contro il -2,3% di Frosinone, -1% di Roma, - 0.4% di Rieti e -0.2% di Latina. A rialzare la testa è anche il mercato della compravendita (a differenza di quello degli affitti), spinto dai tassi di interesse dei mutui bancari per la prima casa mai così bassi, scesi nell'anno della pandemia da 1,5% a 0.5%.

A determinare la piccola crescita dei prezzi, stavolta, potrebbe non essere solo il normale esito fra domanda in aumento e offerta che si riduce, piuttosto va letto come il risultato dell'improvvisa crescita di immobili in città, più cari in confronto alla provincia. Di più, come una crescita di appeal della Tuscia; bocciata per i collegamenti ferroviarie e stradali insufficienti, ma promossa per la vicinanza con Roma. Aspetto determinante come, tra l'altro, già evidenziato le richiesta per casolari e ville in provincia dalla Capitale e dal centro Italia era aumentata del 123% rispetto ai periodi pre Covid, quattro volte superiori rispetto al dato nazionale.
 

Ultimo aggiornamento: 11:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA