Caporalato in agricoltura, la provincia di Viterbo è ancora tra le zone italiane ad alto rischio

Caporalato in agricoltura, la provincia di Viterbo è ancora tra le zone italiane ad alto rischio
di Simone Lupino
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Domenica 1 Maggio 2022, 19:19

Secondo una mappa elaborata dall'osservatorio "Placido Rizzotto", e presentata di recente alla Sapienza, in provincia di Viterbo ci sarebbero sette zone geografiche nelle quali, per quanto riguarda il lavoro agricolo, è più alto il rischio di fenomeni di sfruttamento.

Si tratta di Viterbo, Vetralla, Bolsena, Orte, Tarquinia, Montalto, Canino. Un quadro a macchia di leopardo, a fronte del quale lamenta la Rete Antitratta della Tuscia - non trova ancora la giusta considerazione uno strumento quale l'albo del lavoro agricolo di qualità, istituito da alcuni anni presso l'Inps. Funziona così: l'azienda che chiede di registrarsi dichiara, assumendosene tutta la responsabilità, di operare nel rispetto delle norme in materia di lavoro, favorendo così una sorta di scrematura a monte nei controlli.

«Su circa 11.000 aziende agricole del Viterbese sono appena un centinaio quelle iscritte. Non possiamo pensare ovviamente che tutte le altre siano irregolari», spiega il presidente della Rete Antitratta, Sergio Giovagnoli, che lancia un appello affinché istituzioni e associazioni di categoria diffondano la conoscenza dell'albo ed esortino le imprese ad aderirvi. «Questo Primo maggio prosegue Giovagnoli - vorremmo dedicarlo anche a questo obiettivo molto concreto: portare sulle tavole dei cittadini un cibo sano realizzato nel rispetto dei diritti di chi lavora».

L'analisi del presidente della Rete Antitratta parte dall'ultimo quaderno pubblicato dall'osservatorio Placido Rizzotto sullo sfruttamento del lavoro agricolo, basato sui seguenti dati: le segnalazioni dei sindacalisti della Flai Cgil, le operazioni svolte dalla polizia giudiziaria, i controlli dell'Ispettorato, le denunce dei lavoratori e delle associazioni. A livello nazionale sarebbero 405 le zone più a rischio. Tra queste, 82 in Italia centrale, 39 nel Lazio e 7 nel Viterbese. Quei territori dove in genere la produzione agricola è preponderante.

«Sono aree in cui si registra una certa incidenza di lavoro irregolare che può avere diversi gradienti di sfruttamento e oltre a ledere i diritti dei lavoratori, italiani e stranieri, rappresenta una forma di grave concorrenza sleale per le aziende sane che coesistono nello stesso territorio. Non bisogna generalizzare, infatti ci sono tante aziende che lavorano in regola», dice ancora Giovagnoli.

Oltre alla parte della repressione, la legge per il contratto del caporalato (199 del 2016) prevede anche il potenziamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, e il relativo albo. «Ma fa notare Giovagnoli - sulle 107 province italiane soltanto 21 sezioni territoriali sono state attivate. e su circa 250 mila potenziali aziende iscrivibili. ne risultano iscritte solo 5.978. A Viterbo la sezione territoriale della Rete del lavoro di qualità è attiva e si è riunita, anche su sollecitazione della Rete Antitratta Tuscia che insiste affinché questo strumento sia sempre più dinamico ed efficace nel rispetto delle sue prerogative. Per esempio prevedendo meccanismi incentivanti per le aziende che si iscrivono, legati all'erogazione di contributi regionali, nazionali ed europei».

Giovagnoli annuncia che se ne riparlerà a breve in un incontro per presentare anche a Viterbo i risultati della ricerca condotta dall'osservatorio Rizzotto.
 

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