Il tecnico viterbese Cerica esploratore del calcio mondiale. «Fino in Cina grazie alla mia passione»

Domenica 19 Aprile 2020 di Marco Gobattoni
Il tecnico viterbese Matteo Cerica

Si può tranquillamente definire un esploratore del calcio. Uno che si è messo in gioco e che ha girato il mondo perchè ama il pallone che rotola. La storia di Matteo Cerica - allenatore viterbese classe 1982 - merita di essere raccontata. In un momento come questo, dove solo al pensiero di prendere un aereo sale una nostalgia da lacrime, lui si trova dall'altra parte del mondo.

Cerica - una laurea in Scienze della Comunicazione - è a Seul in Corea del Sud, una delle nazioni che ha saputo controllare il Coronavirus. Da calciatore nel mondo dei dilettanti, ha poi iniziato ad allenare partendo dal basso. Tanti i club guidati nella Tuscia, con il periodo formativo che lo ha portato al patentito Uefa B nel 2012. A lui però il calcio italiano stava stretto: i corsi di aggiornamento del workshop dell'Arsenal gli hanno aperto orizzonti sconosciuti.

Prima svolta nel 2017, quando il mister viterbese - che ieri ha raccontato la sua storia sulla pagina Facebook de Il Calcio a misura dei Ragazzi - ha la possibilità di allenare in Canada in alcuni campus organizzati da Challenger Sport. «Ho assistito a partite di ragazzini che giocavano a 8 con la terna arbitrale - dice Cerica - e anche se il livello del calcio in Canada è più basso rispetto a noi, ho riscontrato grande professionalità». Il Nord America è solo la prima tappa del viaggio: a marzo del 2018 sbarca ad Andong, in Corea.

«Dopo un colloquio via Skype venni assunto dalla English Football academy. Lavoravo principalmente con le scuole, svolgendo lezioni di calcio in inglese alle elementari e medie. Ora, ironia della sorte, sono bloccato qui in Corea dalla mia fidanzata. Qui sono stati bravissimi nel gestire il virus: memori della Mers del 2015, si sono attrezzati in largo anticipo; non c'è stato il lockdown ma misure di contenimento mirate e sanzioni pesanti, a quei pochi, che non rispettano le direttive del governo coreano».

Per l'allenatore made in Tuscia il viaggio è servito a «confrontarmi con il calcio degli altri paesi: sono entrato in contatto con tecnici inglesi, irlandesi, spagnoli, serbi, portoghesi, coreani e cinesi: da ognuno di loro ho cercato di apprendere qualcosa sia sul piano tecnico, sia sul modo di interpretare quello che è lo sport più popolare del mondo: ho capito che ogni calcio è figlio della cultura dei diversi paesi».

Futuro ancora tutto da scrivere. «Da settembre 2019 alleno in Cina, alla Ray Sport di Guangzhou. Dirigo le squadre maschili under 15 e 13 e una femminile under 13, mentre al mattino svolgo lezioni di calcio nelle scuole. Causa Coronavirus ora è tutto bloccato, ma spero di poter tornare presto in Cina. L'Italia? E' casa mia, la mia patria».

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