Export, c'è la luce in fondo al tunnel: segnali incoraggianti per le imprese viterbesi

Venerdì 9 Ottobre 2020 di Luca Telli

Cala ma non crolla l’export della Tuscia. In attesa dei dati ufficiali, il terzo trimestre del 2020 sembra segnare un recupero dopo il tonfo del periodo aprile – giugno acme dall’emergenza sanitaria.

 

Riferimento per le imprese della provincia, che nel primo semestre hanno fatto segnare un -7,6% migliore dell’indice nazionale che supera il -25%, resta il mercato europeo con il denominatore che non si discosta da quello del 2019 presentato dalla camera di commercio con il 77% dell’export complessivo indirizzato verso i paesi europei e il crollo significativo del Regno Unito. Parlano i numeri: 265 mln il valore totale di cui 175mln in Europa nel primo semestre del 2020, nel 2019 272mln il totale di cui 182 dalla UE.

 

«Un andamento naturale visto che l’Europa a 27 non può essere considerato a tutti gli effetti un mercato estero – spiega Daniele Sabatini, responsabile dell’Eurostudio che porta il suo nome specializzato nella consulenza e assistenza import export - Quello che preoccupa è la difficoltà con i mercati extraeuropei della costa sud del Mediterraneo ma anche del vicino Oriente. Solo in apparenza facili, poi, i mercati Oltreoceano con gli USA ed altri Paesi latini ancora spesso caratterizzati da importanti balzelli doganali o barriere non tariffarie».

 

Un gap che affonda le sue ragioni non solo in una mutato regime di tassazione e un protezionismo mascherato, piuttosto nella difficoltà delle imprese viterbesi di rapportarsi all’interno di un meccanismo complesso come è quello americano, dove prima della materia conta la capacità di inserimento. Nel complesso, a spingere la rincorsa delle esportazioni sono soprattutto il comparto agroalimentare e quello tessile.

 

«I prodotti della Tuscia sono indirizzati a una fascia di mercato medio alta – continua Sabatini -. Di conseguenza stanno reggendo meglio perché la richiesta arriva da chi ha una disponibilità spesa più alta»

C’è poi il graduale aumento delle commesse del settore ceramico che nel 2019, dopo aver a lungo recitato il ruolo di locomotiva della Tuscia rappresentando da sola il 33% del comparto export, aveva tirato il fiato arrivando a un -12,9% nel primo semestre del 2020.

 

«Le sono domande sono in aumento e non solo lì – commenta Sabatini –. Anche nel design e nella moda». Un mercato che quindi sembra reggere e più adatto, per conformazione e vocazione, di altri ad affrontare un’eventuale nuova crisi legata al blocco parziale delle attività produttive. «I problemi che si verrebbero a creare, in un’evenienza lontana ma che va presa in considerazione, è legata non solo ai problemi logistici – conclude Sabatini -  ma al calo di possibilità dei consumatori che un indurimento della crisi economica andrebbe a creare»

 

Ultimo aggiornamento: 12:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA