​Riciclaggio di auto rubate e clonate, chiusa dalla polizia stradale una concessionaria della Tuscia

Operazione Castro
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Lunedì 11 Maggio 2020, 13:41 - Ultimo aggiornamento: 15:15

Riciclaggio di auto rubate, chiusa concessionaria del Viterbese. La polizia stradale ha stroncato a un’attività di riciclaggio di veicoli di media cilindrata: due le persone sottoposte a misure cautelari e interdittive.

L’indagine, denominata Operazione Castro, ha portato all’arresto di un 32enne con origini campane, e alla denuncia in stato di libertà - e misura cautelare interdittiva del divieto di esercizio di attività d’impresa - di un 42enne. Quest’ultimo è titolare di una concessionaria di auto plurimarche della provincia di Viterbo.

L’indagine, diretta dal sostituto procuratore Chiara Capezzuto, ha impegnato gli uomini della squadra giudiziaria della sezione Stradale di Viterbo, coordinati dal comandante Gian Luca Porroni, per più di un anno ed è culminata con l’esecuzione delle due misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Viterbo.

Secondo quanto accertato dagli inquirenti si tratterebbe di un traffico illecito su larga scala quello scoperto dalla polizia stradale, che andava avanti già dal 2018 e si era radicato sull’intero territorio nazionale. Tale attività assicurava introiti così consistenti da diventare, per questi, una vera e propria professione, stabile, esclusiva ed altamente redditizia.

Prezioso è stato il raccordo investigativo e la collaborazione dei reparti di polizia Stradale di Modena, Udine, Pescara, Siena, con i quali gli investigatori viterbesi hanno interagito al fine di rintracciare i veicoli. Sequestrate sul territorio viterbese 12 auto, restituite ai legittimi proprietari; altrettante quelle individuate, oltre a documentazione falsa utilizzata per riciclare i veicoli rubati.

A essere prese di mira vetture di media cilindrata, rubate nella maggior parte dei casi nel napoletano e rivendute, attraverso il concessionario viterbese, a ignari acquirenti. Per i quali è stato poi operato il sequestro. Il modus operandi attuato è risultato, secondo quanto accertato, frutto di una collaudata esperienza e di una conoscenza delle operazioni di “nazionalizzazione” dei veicoli provenienti dall’estero: una procedura con la quale sarebbero stati riciclati la maggior parte delle auto. I veicoli rubati sul territorio italiano venivano nuovamente posti in circolazione dopo la modifica dei numeri di telaio, con quelli appartenenti a medesimi veicoli regolari circolanti in altre nazioni, creando di fatto i cosiddetti cloni.

In altri casi, sarebbero state utilizzate targhe e documenti di circolazione di veicoli sinistrati e non più idonei alla circolazione, che venivano apposti, come nel caso precedente, sui mezzi rubati dopo averne curato cancellazione del telaio originale, al fine di renderne impossibile l’identificazione. Nel corso dell’operazione, sarebbe stata anche sventata una truffa ai danni di una compagnia assicurativa, alla quale uno dei due uomini aveva richiesto un indebito risarcimento danni per un furto mai subito.
 

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