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Viterbesi più poveri, ogni mese 20 nuove famiglie bussano all'emporio solidale

Viterbesi più poveri, ogni mese 20 nuove famiglie bussano all'emporio solidale
di Simone Lupino
3 Minuti di Lettura
Martedì 5 Luglio 2022, 05:15 - Ultimo aggiornamento: 6 Luglio, 15:07

​“Ogni mese, in maniera costante, ci arrivano 15-20 nuove domande da parte di famiglie bisognose che chiedono di essere ammesse alla spesa solidale. Non vediamo mai una flessione, ma neanche un momento di stasi, è una crisi subdola: il picco massimo non si tocca mai. Il fatto che tante persone bussino alla nostra porta sta diventando la normalità, ma ciò non era naturale fino a due anni fa. E’ un dato allarmante”, dice Domenico Arruzzolo, presidente dell’Emporio I Care.

Al minimarket di Santa Barbara, dove chi si trova momentaneamente in difficoltà economica può rifornirsi gratuitamente di derrate alimentari e generi di prima necessità, è un viavai continuo di gente. Per molti è la prima volta. Come la donna che sale al primo piano e varca la stanza dove i volontari svolgono i colloqui per la tessera. “Prima della pandemia – continua Arruzzolo - assistevamo circa 90 famiglie, a inizio 2021 sono diventate 150, oggi sono 250 (700 persone). A queste si aggiungono 96 famiglie ucraine sul nostro territorio”. L’emporio, come tante altre realtà simili, anche più grandi e di livello nazionale, ha sempre tenuto botta, ma oggi è un po’ in affanno. L’aumento dell’inflazione, gli strascichi socio-economici della guerra, la pandemia che continua a produrre criticità: per un ente del terzo settore che vive esclusivamente di donazioni tutto ciò rappresenta la tempesta perfetta.

“Per la prima volta da quando abbiamo aperto, 4 anni fa, siamo a corto di pasta: gli scaffali sono semivuoti. Va avanti così da un mese ormai”.  All’emporio solidale non sono preoccupati, perché “Viterbo e i viterbesi non hanno mai fatto mancare il loro apporto alla causa”. Ma è scattato un piano per superare la fase difficile, in attesa di tempi migliori.  “Un po’ meno, ma a tutti”, Arruzzolo sintetizza così la linea adottata.

“Sarebbe stato paradossale in un momento in cui la povertà aumenta, chiudere le porte. Oppure, dire: basta, non accettiamo altri utenti. Invece, abbiamo deciso di rimodulare l’offerta in modo da accontentare tutti”. Ma come è stato possibile? “In pratica, abbiamo  interrotto l’acquisto di alcuni prodotti, che in un momento di necessità possono rappresentare un surplus rispetto ad altri beni essenziali”. Stop ai surgelati, ad esempio. “Per altri prodotti, come il detersivo, abbiamo operato dei razionamenti. In questo modo siamo riusciti a garantire il nostro paniere basico, che è costituito da pasta, pane, olio, zucchero e farina. Mentre per i prodotti per l’igiene, assicuriamo a ogni famiglia varechina, un prodotto per lavare i piatti e uno per la lavatrice”.

Intanto, con determina di Giunta del 16 giugno è arrivato all’emporio, tramite dell'associazione Viterbo con Amore, anche l’encomio della Regione Lazio. La motivazione  è la seguente: “Per l'impegno profuso attraverso la distribuzione di aiuti alimentari ai cittadini in difficoltà socio-economica, nel periodo della pandemia da Covid-19”. Arruzzolo ringrazia e ricorda quei giorni: “Fa piacere riceve un riconoscimento di questo genere da parte di una istituzione. La gente non poteva uscire per venire all’emporio, allora andavamo noi a casa delle persone: in tre mesi abbiamo eseguito quasi 1800 consegne domiciliari”. Ultimo, ma non ultimo, un pensiero doveroso ai volontari: “Trenta persone circa che si impegnano al massimo ogni giorno”.

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