Violenza sulle donne: più reati, «ma frenati da chi ha denunciato». I dati della compagnia carabinieri di Civita Castellana

Violenza sulle donne: più reati, «ma frenati da chi ha denunciato». I dati della compagnia carabinieri di Civita Castellana
di Ugo Baldi
3 Minuti di Lettura
Martedì 7 Dicembre 2021, 09:58 - Ultimo aggiornamento: 10:43

L'attenzione e la prevenzione da parte dei carabinieri sulle violenze di genere hanno permesso di contenere l'incremento di questo tipo di reati nella bassa Tuscia.

L'area sotto la competenza della compagnia carabinieri di Civita Castellana, che comprende quattordici comuni, si conferma vivace anche per questi reati, ma al di sotto della media nazionale.

Delle attività portate a termine negli ultimi dodici mesi dalla compagnia locale dell'Arma ha parlato il comandante, maggiore Palmina Lavecchia, nel corso del convegno Il "muro delle bambole", organizzato a Nepi dall'amministrazione comunale e nel corso del quale si è parlato della violenza sulle donne.

Il bilancio di un anno. Cinquantuno sono stati i casi di maltrattamenti in famiglia, tra cui alcuni commessi dai figli nei confronti dei genitori, quarantadue gli atti persecutori. C'è stato poi un femminicidio - a Castel Sant'Elia - una violenza sessuale e tre adescamenti su minori.

In totale, sono state 93 le denunce emesse in stato di libertà, due gli arresti in flagranza, dieci le misure cautelari, sedici gli allontanamenti dalla casa familiare, quattordici i divieti di avvicinamento alla vittima, un divieto/obbligo di dimora nel comune, tre i sequestri di armi.

«In questi casi l'apporto dei testimoni è determinate, perché registrano quei segnali che ci permettono di evitare delle tragedie ha sottolineato nel suo intervento Lavecchia per cui invito sempre i testimoni a non voltarsi dall'altra parte. Anche perché non è detto che vengano direttamente coinvolti nel procedimento: una volta venuti a conoscenza dei fatti, i carabinieri accertano in prima persona cosa accade e la figura del testimone viene automaticamente sfilata via».

Il maggiore ha poi riferito del caso di un minore, «un bambino proveniente da un'altra cultura, che aveva dei segni sul corpo. Erano stato notati da una persona che li aveva poi segnalati a noi. Una volta accertato che era tutto vero, con l'aiuto dell'autorità giudiziaria la famiglia è stata instradata verso un percorso educativo».

In questi casi la linea è sempre quella della riservatezza. «O attraverso le denunce delle persone interessate o perché ne veniamo a conoscenza ha sottolineato ancora Lavecchia noi tuteliamo sempre le vittime di violenze». Grazie ai corsi specifici dei militari sulla violenza di genere, i carabinieri diventano «punto di riferimento delle vittime. Le porte delle nostre caserme sono sempre aperte».

© RIPRODUZIONE RISERVATA