Violenta la figliastra 12enne per anni e la mette incinta, patrigno condannato a 8 anni

Violenza
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Mercoledì 14 Luglio 2021, 06:50 - Ultimo aggiornamento: 16:30

Violenta la figliastra 12enne per anni e la mette incinta, patrigno condannato a 8 anni di reclusione. Processo lampo a un 46enne di origine romena, assistito dall’avvocato Luciano Laureti, finito a giudizio per violenza sessuale aggravata su minore.

La vittima, oggi maggiorenne, per anni aveva tenuto dentro quanto successo nella casa della madre. Lo ha tenuto nascosto anche quando la sua pancia cresceva e tutti le chiedevano chi fosse il padre del figlio che teneva in grembo. Perché se il processo è stato breve, il percorso che ha portato la vittima a parlare è stato difficile e molto lungo. La ragazza si è presentata dai carabinieri appena compiuto 18 anni. Sbattendo forte la porta di quella casa che le aveva fatto conoscere l’orrore. Entra in caserma e parla. Racconta tutto: troppo aveva sopportato e troppo aveva tenuto dentro.

La ragazza dall’età di 12 anni era stata sottoposta alle attenzioni spinte del patrigno. Quell’uomo che la madre aveva scelto come compagno di vita. Quell’uomo che ogni volta che la donna si allontanava ne approfittava. I rapporti sessuali costretti sarebbero stati quasi quotidiani. «La vittima era completamente soggiogata - ha affermato la pm Chiara Capezzuto in aula -, sentiva che doveva accontentarlo perché lui l’aveva accolta in casa». Non solo, per comprare il suo silenzio le offriva sigarette o piccoli regali. Gli abusi vanno avanti fino al 2014. Quando la ragazza resta incinta. Aveva appena 15 anni.

Per alcuni mesi riesce a nascondere la gravidanza, ma quando ormai è troppo evidente inizia a raccontare di un ragazzo italiano che aveva visto una sola volta. Nessuno le chiede altre spiegazioni. Il bambino partorito all’ospedale di Belcolle viene affidato ai nonni in Romania. La verità salta fuori solo anni dopo, quando la vittima, parte civile nel processo assistita dall’avvocato Giuliano Migliorati, riesce a confidarsi con un ragazzo. Gli racconta tutto, anche del padre biologico del bambino, e trova il coraggio per lasciare la casa della madre e andarsene per sempre.

Durante questo periodo la ragazza continua a ricevere messaggi del patrigno, avvertimenti secondo l’accusa. «Era un modo - ha affermato l’avvocato Migliorati - per continuare ad essere presente. Per controllarla. Ma lei ha trovato il coraggio e la forza di respingerlo». Che il figlio della ragazza sia del patrigno è un fatto assodato. La prova del Dna affidata ad un esperto dalla Procura ha dato esito positivo.

L’uomo oltre ad essere stato condannato a 8 anni di reclusione, dovrà risarcire la vittima con una provvisionale di centomila euro più i danni da quantificare in separata sede.

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