Nessun dubbio: il papà di Matias deve andare in carcere. Arresto convalidato

Il comandante dei carabinieri Andrea Antonazzo, il procuratore capo Paolo Auriemma e la pm Paola Conti
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Sabato 20 Novembre 2021, 03:35

Nessun dubbio: il papà di Matias deve andare in carcere. Il gip Savina Poli del Tribunale di Viterbo ieri pomeriggio ha convalidato l’arresto di Mirko Tomkow indagato per omicidio volontario del figlio di 10 anni. Il 44enne polacco, assistito dall’avvocato Pier Paolo Grazini, martedì scorso ha ucciso il piccolo Matias mentre era in casa da solo.

Una ferita alla gola con un coltello da cucina e la bocca tappata col nastro adesivo. Dettagli che ieri sono stati ricostruiti durante l’interrogatorio di garanzia. Al vaglio del magistrato, che nel tardo pomeriggio ha confermato l’arresto e applicato la misura cautelare degli arresti in carcere, tutto il piano criminoso che ha portato alla morte di Matias. La ricostruzione è iniziata a metà mattina a Belcolle, dove è avvenuta la convalida visto che l’indagato è ancora ristretto nel reparto di medicina protetta (sezione distaccata di Mammagialla), ed è andata avanti per più di 4 ore. Niente è stato lasciato al caso. Nemmeno l’ipotesi della premeditazione.

Tomkow non avrebbe mai accettato di essere stato allontanato dalla compagna. La donna che avrebbe maltrattato per più di dieci anni. Soprusi psicologici e violenze fisiche andati avanti fino a che la donna non ha deciso di confidarsi con un’amica. La ragazza dopo aver ascoltato le minacce che Mirko rivolgeva alla compagna ha deciso di chiedere l’aiuto dei carabinieri della stazione di Vetralla. I militari dopo aver raccolto informazioni hanno informato la Procura che ha chiesto un allontanamento.

Questo provvedimento, mal digerito, da Tomkow avrebbe fatto scattare il piano. Voleva riprendersi la donna o toglierla di mezzo. Ma martedì al civico 6 di stradone Luzi ha aperto la porta il piccolo Matias, da poco tornato da scuola. In una manciata di minuti la tragedia. Ripetuta ieri per diversi ore in ogni minima parte. L’intento suicida e l’omicida. Ogni virgola, ogni secondo. Tomkow sarebbe stato totalmente ubriaco, avrebbe urlato al figlio che avrebbe anche tentato di scappare. Poi il nastro adesivo per non farlo gridare e il coltello alla gola. Il sangue. E la decisione di metterlo nel cassettone del letto.

E poi un attimo, minuscolo di lucidità, e la decisione di farla finita. Avrebbe imbevuto un lenzuolo di liquido infiammabile per dare fuoco a tutto e farla finita. Ma l’alcol in corpo sarebbe stato più veloce. E in poco l’uomo sarebbe svenuto privo di sensi finendo in coma etilico. A scoprire la macabra scena la mamma di Mirko rientrata a casa poco dopo le 15.

La donna completamente sconvolta dopo due giorni di ricovero a Belcolle è stata trasferita in una casa protetta dove potrà ricevere assistenza. Tomkow sarà traferito in carcere appena le sue condizioni di salute lo consentiranno.

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