Truffa ai correntisti. «Il family banker ci ha sottratto l'eredità di mio padre»

Il Tribunale di Viterbo
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Martedì 28 Settembre 2021, 06:30 - Ultimo aggiornamento: 19:42

«Mio padre era morto da mesi ma per la banca continua a firmare documenti». Un’altra vittima del family banker di Nepi racconta in aula la sua disavventura economica. Entra nel vivo il processo al promotore finanziario Angelo Saldatelli, accusato di truffa aggravata dall’abuso delle relazioni derivanti dalla prestazione d’opera e dalla rilevante entità del danno patrimoniale e accesso abusivo a sistema informatico, tramite i codici e le password dei clienti. Otto le parti civili costituite, tra cui anche l’istituto di credito per cui lavorava. Istituto indicato nel processo anche come responsabile civile. Secondo quanto accertato dalla Dda di Roma Soldatelli dal 2013 avrebbe truffato diversi investitori per milioni di euro. I primi due hanno raccontato ieri mattina la loro disavventura e la perdita economica. Una delle vittime avrebbe perso risparmi per circa 650mila euro, un’altra per 180mila euro e una terza per 50mila euro. Tutti soldi che avrebbero dovuto fruttare interessi ma che invece venivano utilizzati a loro insaputa dal promotore per investimenti a rischio.

Sul banco dei testimoni, ieri mattina, un’insegnante in pensione che si è vista sparire l’eredità del padre. «Centosettantomila euro - ha spiegato - che mio padre ci aveva lasciato sono spariti. Anzi il conto era addirittura a meno 18mila euro». La donna alla morte del genitore sarebbe stata contattata dal family banker per far passare il fondo agli eredi. «Non abbiamo firmato nulla - ha detto ancora al giudice - ci disse che la banca era moderna e snella, che non c’era tutta la classica burocrazia e che sarebbe tutto passato automaticamente. Solo dopo qualche anno, quando ci ha chiamato la sede di Viterbo, abbiamo scoperto quello che era successo. E che i nostri soldi non c’erano più».

Tra le scartoffie ci sarebbero stati anche documenti firmati mentre il padre della vittima era in rianimazione o addirittura morto. «Da quello che ho capito - ha detto ancora la donna - faceva tutto lui. Firmata e trasportava il conto in un girotondo di bonifici. Addirittura aveva aperto un conto corrente a nome di mio padre e di un tale che non conoscevano per ottenere una carta di credito per rateizzare le spese». Le parti civili sono assistite dagli avvocati Carmelo Ratano, Andrea Danti e Matteo Moriggi del foro di Viterbo. 

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