I tesori archeologici egiziani trafugati, trovati a Salerno, tornano in patria: «Grazie Italia»

Moustafa Waziry (a sin,) con Vittorio Sgarbi nel mitreo di Sutri (prima tomba etrusca e poi chiesa cristiana)
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Venerdì 29 Giugno 2018, 12:55 - Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 13:07

I tesori dell’Egitto, quelli trafugati da tombaroli internazionali e quelli legali, incrociano le rotte navali italiane. Si conclude oggi, tra Roma, Viterbo e Il Cairo, una doppia operazione sui reperti archeologici millenari della terra dei faraoni.

Parte questa mattina dall’aeroporto di Fiumicino un carico speciale di 23.000 monete in bronzo e argento e 195 reperti archeologici, destinazione Egitto. I reperti, di epoca compresa tra il predinastico e il periodo tolemaico, “sono di valore inestimabile, non saprei dare una cifra. Voi italiani potreste dire quanto vale una tomba etrusca appena scoperta?”. La domanda è di Moustafa Waziry, segretario generale del ministeriale consiglio supremo delle Antichità egiziano.
 
Vaziry, che manifesta un forte ringraziamento alle autorità italiane, riporta in patria anfore, monete, maschere funerarie, pettorali su garza, sculture lignee, bronzi, il coperchio di un sarcofago ecc. Materiale predato in uno scavo clandestino nel sud dell’Egitto e “intercettato” al porto di Salerno nel maggio 2017. L’Agenzia delle dogane, insospettita da quel container, ha informato i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Napoli e la locale Soprintendenza. Da lì l’informativa alle autorità egiziane, che al termine delle indagini - il materiale era destinato forse oltre oceano, gli investigatori sospettano sia tutto opera della mafia - hanno inviato in Italia i propri esperti per visionare i reperti.

“Inizialmente non era possibile stabilire se fossero oggetti autentici o no – spiega Waziry – anche perché non avevamo notizie di furti specifici. Infatti si trattava di uno scavo clandestino e i reperti, quasi intatti, esaminati congiuntamente da noi e da consulenti italiani, sono stati giudicati originari della città di El Miniya, a 250 km a sud della capitale Il Cairo”. Qui, nel febbraio 2018, il ministro delle Antichità ha annunciato la scoperta di una necropoli, con un complesso funerario di oltre 1000 statue e 40 sarcofagi, di epoca compresa tra il 672 e il 332 a.C.

L’esperto egiziano prima di rientrare in patria ha visitato ieri Sutri, ricevuto dal sindaco Vittorio Sgarbi. Il paese viterbese ha ospitato nell’anfiteatro romano lo spettacolo del Reda Group – dal nome del coreografo, la cui opera è già storia della danza egiziana - che farà da cornice domani sera a Viterbo all’apertura della grande mostra di reperti “I tesori di Tutankhamon, la tomba e il corredo”; sarà ospitata a palazzo dei Papi da domenica prossima al 28 ottobre prossimo.

Un’iniziativa che, grazie al supporto dell’ambasciata egiziana, della Fondazione Sib del cavaliere Eugenio Benedetti (Roma e Il Cairo) e della Fondazione Caffeina porta in Italia copie perfette - e autenticate dal ministero egiziano - dei tesori del faraone non visibili altrove, perché sparsi in diversi musei del mondo. “Per noi è molto importante curare direttamente queste esposizioni – rileva il funzionario – specialmente in Italia, perché abbiamo molta storia in comune: basti pensare ad Antonio e Cleopatra. Ma anche perché per moltissimi anni i turisti italiani sono stati i più numerosi a venire da noi, e non solo a Sharm El Sheik o Hurgada. Per non parlare delle tradizioni di molta gente del vostro Sud che sono simili alle nostre. Abbiamo quasi lo stesso sangue! Credo che la mostra di Viterbo avrà un grande successo perché è stata curata con molta attenzione dai nostri esperti e dagli italiani che ci hanno lavorato”.
Informazioni sulla mostra al sito www.caffeinacultura.eu 

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