Talete a rischio fallimento, Genova ai sindaci: «Basta fare politica, servono soluzioni teniche immediate»

Talete a rischio fallimento, Genova ai sindaci: «Basta fare politica, servono soluzioni teniche immediate»
di Federica Lupino
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Martedì 1 Novembre 2022, 05:10 - Ultimo aggiornamento: 19:55

«Il mio è un appello a tutti i soci, ma soprattutto a chi ha fatto ricorso, a chi vede in Arera la soluzione e a chi parla di azienda speciale: basta fare politica, dobbiamo salvare Talete. Non c’è più tempo». Salvatore Genova, amministratore unico della spa pubblica che gestisce il servizio idrico integrato (Ato 1), rompe il silenzio per fotografare la condizione attuale della società e illuminare gli scenari futuri. Il succo del suo discorso è tutto per i soci: «Molti sindaci sono consapevoli della delicatezza del momento e stanno lavorando con noi, in un’unica direzione. Altri invece stanno portando avanti le loro battaglie politiche: è questo che non aiuta».

Genova spiega perché gli investimenti di Arera non sarebbero la soluzione: «I 40 milioni di euro di cui si parla – sottolinea - se arrivassero sarebbero vincolati agli investimenti. Di risorse simili ne abbiamo chieste altre, come i 184 milioni di fondi del Pnrr. I primi 10 sono già stati assegnati, gli altri sono in fase di valutazione. Questo per dire che Talete non è rimasta a guardare e ha presentato un copioso piano di investimenti». Altro che pochi, maledetti e subito: i fondi sono ipotetici e comunque vincolati, con effetti tangibili non nell’immediato.

«Il 28 ottobre – rivela – abbiamo avuto l’ennesimo incontro con Arera chiuso con un nulla di fatto: se presenteremo un percorso chiaro, con piani di revisione tariffaria per i quali siamo in ritardo, allora un aiuto potrebbe arrivare. Somma che dovremmo comunque restituire integralmente: i soldi ottenuti andrebbero quindi caricati in tariffa». La seconda strada suggerita da alcuni sindaci è quella dell’azienda speciale. «Ne ho parlato in commissione a Civita Castellana, giorni fa. Il modello a cui ispirarsi è quello della Abc di Napoli, ma basta cercare sul web: ha un passivo di circa 150 milioni di euro. Mentre nel caso della spa è la stessa società a gestire i debiti, con l’azienda speciale – spiega Genova – le passività passerebbero ai soci. Quindi ogni sindaco dovrebbe prevedere in bilancio i fondi per ripianare la quota spettante. E poi sarebbero i 60 consigli comunali a dover gestire il tutto: ve lo immaginate?».

C’è poi quel ricorso al Tar di cinque Comuni, tra cui il capoluogo, contro l’eventuale ingresso di un socio privato nella spa. Opzione che per i vertici di Talete resta l’unica percorribile, soprattutto nel breve termine. «Non ha senso fare riferimento alla due diligence – sostiene Genova – perché fotografa la situazione fino al 31 dicembre». Nel frattempo, molto è cambiato. Quest’anno il bilancio Talete chiuderà con un passivo tra gli 8 e i 9 milioni, per il combinato disposto del caro energia e della morosità. «A novembre, tra l’11 e il 14, verrà convocata l’assemblea dei soci per presentare i conti. Illustreremo un piano di ristrutturazione per le criticità finanziare. Ovvero, una rateizzazione dei debiti con i fornitori al fine di assicurarsi la liquidità necessaria per continuare il servizio», spiega l’ad.

Ma è urgente anche approvare l’aumento tariffario, ora dell’8,45% come da indicazioni di Arera. «In assemblea chiederò ai soci di intervenire – annuncia l’amministratore – fissando 30 giorni per farlo come da norma. Pena le mie dimissioni e la dichiarazione di fallimento, scenari entrambi da scongiurare. Non sono un manager che scappa, ho un impegno e sto cercando di portarlo a termine. Ma serve l’aiuto di tutti: società ed ente di governo dei soci devono viaggiare all’unisono». Genova indica la strada: «Basta battaglie politiche: servono soluzioni tecniche. L’ingresso di privati - rimarca - è l’unica soluzione a cui si arriva dopo queste considerazioni: servono soldi, chi li mette? Se non lo fanno i sindaci e le banche, non ci sono alternative. E va detto: nessuno di quanti si oppone a questa strada ne ha fornite».

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