Suicidio a Mammagialla, il garante Anastasia: «Hassan non doveva scontare la pena a Viterbo»

Venerdì 3 Agosto 2018 di Maria Letizia Riganelli
Il carcere di Viterbo
«Hassan Sharaf era un ragazzino impaurito che non avrebbe dovuto scontare la sua pena nel carcere di Viterbo».
Il garante dei detenuti, Stefano Anastasia, a pochi giorni dalla morte del 21enne egiziano, detenuto nel carcere di Viterbo e deceduto dopo una settimana di agonia per aver tentato il suicidio in cella, continua ad analizzare la vicenda. Facendo domande e cercando risposte. E lo fa nello stesso giorno in cui rappresentanti dall’ambasciata egiziana hanno incontrato il procuratore capo Paolo Auriemma. 
Sul suicidio del giovane egiziano è stata aperta un’inchiesta della magistratura italiana e il ministero degli Esteri egiziano vuole vederci chiaro. Vuole capire come mai quel ragazzo a 45 giorni dalla libertà abbia scelto di smettere di vivere. 

«Ho massimo rispetto per il personale di Mammagialla e non voglio sollevare accuse contro nessuno – afferma il garante Anastasia -, ma è chiaro che qualcosa è successo. A giugno ho presentato un esposto in Procura perché nei
mesi precedenti mi erano stati riferiti presunti abusi da diversi detenuti. E uno di questi era proprio Hassan. Il 21enne durante un incontro ci disse di aver paura di morire. Era in forte stato di agitazione e per questo chiedemmo di trasferirlo in un altro istituto». Richiesta però caduta nel vuoto. «Il ragazzo il 21 marzo raccontò di aver subito abusi in carcere. Da quando abbiamo potuto riscontrare quel giorno avrebbe opposto resistenza durante la perquisizione della sua cella. Ora non voglio dare colpe a nessuno, né sollevare un caso con la polizia penitenziaria soprattutto perché so che hanno fatto possibile per salvare la vita di Hassan». Restano però due punti interrogativi.

«Uno – continua Anastasia – riguarda l’idoneità del ragazzo a sostenere l’isolamento. Sarebbe servita una maggiore cautela. Non ha mai nascosto di aver paura di morire».
L’altro, forse il più atroce, riguarda la pena che Hassan stava scontando. «Il 21enne – continua - era a Mammagialla in esecuzione di un provvedimento comminato dal Tribunale dei minori. Per la nostra legislazione i “giovani adulti” devono scontare la pena negli istituti per minori. Perché allora era lì? Non sto cercando responsabilità – dice infine -, ma è un fatto è grave. C’è stata disattenzione, perché quella vita si poteva salvare».

Intanto lunedì prossimo sarà dato l'incarico per l'autopsia sul corpo di Hassan, parteciperà anche l’avvocato Giacomo Barelli, incaricato dall’ambasciata egiziana di seguire l‘inchiesta. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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