Stretta sugli orari del centro storico: il confronto Comune-locali è saltato

Sabato 14 Dicembre 2019 di Luca Telli
Movida, dal Comune tutto tace. Il tavolo previsto per la prima settimana di dicembre non c' è stato. Era stato l'assessore al Commercio, Alessia Mancini, a margine di un incontro con le associazioni universitarie nelle settimane scorse, a indicare la data. Obiettivo: tracciare un bilancio a due mesi dall'entrata in vigore delle stretta sugli orari e, se possibile, migliorare la situazione. Tavolo che, sempre nelle intenzione, avrebbe dovuto coinvolgere associazioni di categoria, commercianti e, in ultimo, proprio gli universitari, ultimi a far sentire la propria voce.

«La città sta affondando era stato il loro slogan vogliamo una Viterbo attrattiva e universitaria a 360 gradi». Parole sulla stessa linea delle associazioni di categoria che chiedevano un monitoraggio costante, preoccupati dai possibili impatti occupazionali e sui tanti che rischiavano (e rischiano) di finire a spasso. Delusi i commercianti, che si aspettavano una risposta diversa a fronte degli impegni assunti all'atto della firma del piano della notte, lo scorso ottobre a Palazzo dei Priori.

«Per ora nessuno ci ha mai chiamato dice Maurizio Ferri, titolare del Blitz di Via della Sapienza magari un sondaggio è stato fatto solo con gli esercenti di San Pellegrino». Dubbio tolto proprio dai commercianti della zona fucsia: «Il periodo ponte scadrà il prossimo 31 dicembre ma c'era l'idea di vedersi per capire se potesse esser aperto uno spiraglio dicono sfruttare il treno del Natale non sarebbe male». Anche perché, rispetto allo scorso anno, gli affari procedono a rilento. Non solo per colpa degli orari, ma per un afflusso minore di persone in transito.

«La responsabilità è sì anche del meteo che non ci sta dando una mano continua Ferri e pur se rispetto ai mesi scorsi qualche piccolo segnale c'è stato, c'è poco da stare tranquilli». A preoccupare infatti, più che il mese di dicembre che vive sul traino delle festività, sono i primi dell'anno che verrà: gennaio e febbraio, storicamente avari di soddisfazioni per gli esercenti.
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