Sestina Arcuri, perizia sul testimone che ha ipotizzato scenata di gelosia. La psichiatra: «Affetto da disabilità intellettiva»

Lunedì 3 Maggio 2021 di Chiara Rai
Andrea Landolfi insieme alla fidanzata Sestina Arcuri

Tassello importante si aggiunge nel processo per il caso di Sestina Arcuri, ventiseienne morta la notte tra il 3 e il 4 febbraio del 2019 a seguito di una caduta per le scale dell’appartamento della nonna del fidanzato Andrea Landolfi, 31 anni, accusato dell’omicidio della giovane donna. La perizia delegata alla psichiatra Cristiana Morera dalla Corte di Assise di Viterbo smonta di fatto l’attendibilità del testimone Matteo Vettori, un ragazzo che ha dichiarato che Maria Sestina, la sera del 3 febbraio 2019 avrebbe manifestato l’intenzione di lasciare il compagno perché si sarebbe ingelosita della cameriera del pub frequentato dalla coppia insime al figlio di Landolfi quella tragica sera.

 

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La viceda - La cameriera, 24 anni, è stata la prima a testimoniare nel processo a Viterbo e la prima a dire di non aver dato peso al racconto di Matteo Vettori, frequentatore del locale e persona conosciuta nel posto, in quanto “a volte dice delle bugie bianche”. La cameriera ha dichiarato di aver visto i tre tranquilli e poi di averli visti battibeccare: “A noi che stavamo in sala non è sembrata una situazione allarmate e quindi non siamo intervenuti”.  

Dopo le dichiarazione della lavoratrice del pub arriva l’accurata perizia tecnica stilata dalla Dottoressa Cristiana Morera, perito nominato il 20 maggio del 2020 dal Dottor Mautone, Magistrato del Tribunale di Viterbo Presidente Della Corte di Assise giudicante.  La perizia, che riporta la data del 12 marzo 2021, non lascia spazio a interpretazioni. Matteo Vettori non è nelle condizioni di essere sottoposto a un futuro esame dibattimentale nel contradditorio tra le parti: “Le condizioni psicofisiche – si legge nell’atto – del periziando Matteo Vettori, risultato affetto da disabilità intellettiva di grado moderato lieve in comorbidità con un disturbo d’ansia con notevoli note fobiche”. Ci sono 21 pagine di accurata perizia che sostengono tali dichiarazioni.

 


La difesa del Landolfi - che aveva, sin da subito, dubitato fortemente della ricostruzione accusatoria - con i propri consulenti ha dimostrato alla Corte come l’impianto accusatorio fosse contrassegnato da forzature. 
i consulenti degli avvocati Serena Gasperini e Daniele Fabrizi del foro di Roma, la dottoressa Roberta Bruzzone, la dottoressa Cecilia Forenza, l'ingegner Giuseppe Monfreda e dott Massimiliano Mansutti alle ultime due udienze dibattimentali hanno spiegato ogni aspetto.

GLI AVVOCATI - “Quando abbiamo iniziato il processo - dicono gli avvocati Gasperini e Fabrizi - avevamo difronte questi elementi: quattro dichiarazioni rese da un ragazzo con deficit; due audio in cui veniva registrato il racconto del figlio di Andrea di cinque anni (che era in casa il giorno dei fatti) incalzato dalla madre con delle domande che ci parvero a dir poco suggestive; una ricostruzione della dinamica della Caduta di Sestina realizzata dai Carabinieri del Ris  e un consulente della Procura che nei video del sopralluogo afferma che la ragazza non potesse essere precipitata dall’alto delle scale oltre il parapetto per poi  invece scrivere nella propria consulenza l’esatto contrario".
Tramite i loro consulenti, Fabrizi e Gasperini, ritengono dunque di dimostrato che le modalità di ascolto del giovane ragazzo fossero state del tutto inadeguate e che le sue fossero state rese per compiacere l’interlocutore: "Le dichiarazioni del minore - proseguono i legali - registrate dalla madre, totalmente influenzate dalla stessa che sembrava averne così alterato il ricordo; la ricostruzione della Caduta, così come ipotizzata dal Ris, è stata smentita tecnicamente dal consulente della difesa tramite un software specifico con cui si è dimostrato come il punto di impatto non potesse essere quello indicato dagli stessi Carabinieri del Ris. In parole più semplici, Sestina non sarebbe potuta cadere in alcun modo nel punto indicato dal Ris. Ci pare che la Pubblica accusa, legittimamente approfondendo gli elementi di sospetto, abbia poi finito per innamorarsi di una tesi accusatoria per sostenere la quale si è trovata costretta ad operare evidenti forzature". A giugno è attesa la sentenza

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