Scuola, reintegrati i docenti non in regola con la vaccinazione: «I presidi temono ricorsi»

Liceo Ruffini
di Renato Vigna
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Mercoledì 18 Maggio 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 19 Maggio, 11:19

Reintegrati molti dei docenti col “bollino rosso”. Almeno quelli che sono guariti dal Covid negli ultimi mesi. La vicenda, denunciata dal Messaggero nei giorni scorsi, riguarda un centinaio di prof del Viterbese per i quali, dopo il 2 maggio, l’apposita applicazione che controlla il personale scolastico segnala l’anomalia. In pratica, non risulterebbero in regola con la vaccinazione necessaria per poter insegnare. In parte, si tratta di no vax che mai hanno ceduto alla campagna; altri, invece, non hanno ricevuto ancora la terza dose. In entrambi i casi, però, spesso hanno contratto il virus ma sono ormai guariti.

Inizialmente, i dirigenti scolastici della Tuscia – in mancanza di una direttiva chiara e univoca – hanno adottato la strategia più restrittiva promossa dalla Regione delle Marche. Chiunque avesse questo segnale rosso è stato allontanato dall’insegnamento e spedito lontano dai ragazzi, soprattutto in biblioteca. Parcheggiati per 36 ore settimanali, anche se hanno contratti per 18 o 24 ore. Questo ha inoltre creato decine di assenze in cattedra rendendo necessario l’ennesima corsa alle supplenze, proprio a ridosso della fine dell’anno.
Presidi e sindacati attendevano una direttiva dell’ufficio scolastico regionale del Lazio che, benché annunciata, non è mai arrivata. Dal ministero dell’Istruzione si sono limitati a spiegare che i dirigenti, fino al 15 giugno, devono chiedere al docente con il bollino rosso di produrre la dichiarazione di un medico che attesti quando deve vaccinarsi. Ma nel frattempo qualcosa è cambiato.

Molti dei prof di ogni ordine e grado che si sono visti demansionare hanno risposto ai presidi per iscritto. Hanno richiamato “la circolare del ministero della salute, inviata anche al Miur, la quale stabilisce che i 120 giorni trascorsi dal momento della positività non rappresentanto il termine perentorio per sottoporsi alla vaccinazione, ma solo quello minimo”. Inoltre, la stessa circolare prevede “anche un termine intermedio di 6 mesi e uno massimo di 12 entro cui un guarito può vaccinarsi”. Il nodo, infatti, sta tutto qui: gli anticorpi di quanti sono guariti da pochi mesi sono ancora troppo alti per effettuare una somministrazione. Per questo, molti presidi ci hanno ripensato e, per scongiurare ricorsi, hanno preferito reintegrare in cattedra i docenti.

Amaro il commento di Brunella Marconi, segretaria dello Snals Confsal provinciale: “Ancora una volta – sottolinea – i dirigenti sono stati abbandonati a loro stessi. Le indicazioni del Miur sono state molto vaghe e ne fanno le spese quanti ogni giorno si impegnano sul campo. Il balletto di sospensioni e reintegri non fa bene alla scuola, né al personale né ai ragazzi”.

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