Procura tre aborti alla moglie, condannato a 6 anni e mezzo di carcere

Violenza
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Giovedì 5 Maggio 2022, 07:10 - Ultimo aggiornamento: 18:15

Umilia e picchia la moglie anche quando è incita, condannato a 6 anni e mezzo di reclusione marito violento. Si è concluso ieri mattina, davanti al collegio del Tribunale di Viterbo, il processo per maltrattamenti aggravati e ripetuti in famiglia.

La coppia, ormai separata, viveva nella Tuscia da anni dopo essersi trasferita dall’Europa dell’Est. La donna, parte civile nel processo assistita dall’avvocato Marco Valerio Mazzatosta, durante il procedimento, celebrato a porte chiuse, ha raccontato nella denuncia violenze durate quasi dieci anni. Il marito, secondo quanto detto dalla vittima, dal 2011 avrebbe iniziato a picchiarla. Calci e pugni che avrebbero provocato alla donna tre aborti.

Agli atti numerosi referti di pronto soccorso. Testimone della furia dell’imputato anche la figlia minorenne della coppia che ora vive con la madre. La piccola avrebbe assistito più volte alla violenza del padre contro la madre. Violenza fisica e psicologica. Non solo botte e lividi sul corpo ma anche quotidiane umiliazioni e vessazioni che avrebbe convinto la donna a rivolgersi alle autorità per mettere fine al calvario.

«La donna - ha affermato la pm Chiara Capezzuto in aula - è dovuta ricorrere alla Caritas pur di consentire alla figlia una sussistenza dignitosa. Figlia che è riuscita ad avere perché ha nascosto la gravidanza fino all’ultimo momento». Non solo, la donna per anni avrebbe vissuto confinata in un soggiorno col figlia, mentre il marito viveva nelle due stanze da letto portando spesso a casa altre donne. Vessazioni e umiliazioni continue, anche davanti agli occhi della figlia, che è stata ascoltata in audizione protetta durante le indagini.

«Le prove sono chiarissime - ha detto ancora la pm nella requisitoria - per tanto chiedo una condanna a 6 anni di reclusione». L’uomo, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, durante le indagini fu sottoposto a divieto di avvicinamento dal gip del Tribunale. Una misura cautelare richiesta dalla pm Chiara Capezzuto che coordinava le indagini.

Il collegio del tribunale, dopo aver ascoltato le parti ha condannato l’imputato a sei anni e mezzo di reclusione e al pagamento di una provvisionale di 50mila euro, quarantamila per l’ex moglie e diecimila per la figlia minorenne. Per la quale, al momento, ha perso la potestà genitoriale.

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