Presenze in calo a dicembre. Viterbo città turistica? «Impossibile con questo scenario»

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Luca Telli
Stabili presenze e arrivi, con le eccezioni di agosto e dicembre in calo rispetto allo scorso anno (tra il -15 e il -25%). Diminuisce il tempo di pernotto in città.

Il 2019 a Viterbo è stato un anno di turismo mordi e fuggi. Così è, in attesa dei dati ufficiali da parte delle associazioni di categoria, attesi tra qualche mese, secondo gli operatori di settore. «Il tempo medio di sosta dei clienti in albergo è di uno, al massimo due giorni spiega Michela Biscetti, titolare di un albergo nella frazione di Bagnaia e i periodi di picco, come per esempio Capodanno, non bastano per dare un giudizio positivo sull'andamento generale o per fare una programmazione nel lungo periodo. Serve una continuità che ora non c'è».

Una condizione che va di pari passo con quella di molte altre realtà italiane, alle prese con la contrazione della capacità di spesa pro capite. Ma che, nel caso viterbese, nasconde insidie diverse, a cominciare dalla prospettiva con la quale viene trattata la questione turismo. «Turismo non è solo snocciolare numeri o comparare statistiche. Viterbo ha un deficit strutturale che al momento la rende inadeguata a gestire flussi, che potrebbero invece garantire un gettito e fare da salvadanaio al territorio», dice Alessio Pagliara di PromoTuscia, tour operator che gestisce l'ufficio turistico cittadino.

«Senza strutture recettive non si può pensare di essere competitivi continua Pagliara perchè per aumentare le presenze serve promozione ma anche posti letto. Chi si muove in maniera isolata trova alloggio nei bed and breakfast cresciuti in tutto il centro, ma quando si parla di gruppi numerosi, ecco che bisogna dirottarli altrove: magari a Bolsena o in altre zone della provincia».

Sabbia negli ingranaggi della macchina turistica che taglia le gambe alla crescita: «Organizzare, per esempio, un convegno o una manifestazione che richiami per più giorni migliaia di persone è quasi impossibile continua Pagliara - e la perdita non è solo economica, ma è anche in termini di immagine. C'è uno scadimento del prodotto che non viene visitato e, di conseguenza, neppure promosso verso terzi. Se vogliamo che i turisti restino, diamogli la possibilità di venire».
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