WILLY MONTEIRO

Premio letterario, Deiana: «Ragazzi, scrivete. Le parole sono autobus magici nei giorni di sciopero»

Mercoledì 30 Dicembre 2020 di Federica Lupino
Il premio letterario del Messaggero

«“Professò, è che non glielo so spiega’ a parole”. “Prova a scrivermelo allora”, rispondo sempre. Ed è lì, quando scrivono, che poi accade la magia». Scrittore, giornalista e insegnante di materie letterarie, il 29enne Angelo Deiana è uno che di parole se ne intende. Sa quanto siano un’arma potente, anche, anzi forse soprattutto in mano ai giovani. Contattato per commentare l'iniziativa del Messaggero in memoria di Willy Monteiro Duarte ed Emanuele Morganti, uccisi dalla violenza del branco, afferma: «Sono felice di contribuire, nel mio piccolo, alla promozione del concorso letterario del quotidiano, rivolto ai ragazzi tra i 14 e i 19 anni del Lazio. Un premio che – ricorda - consiste nel produrre un elaborato che risponda a una domanda estremamente semplice e al tempo stesso estremamente complessa: “Che cosa è importante per me?”».

Un mezzo ottimo, anzi il “migliore” secondo Deiana per aprire una finestra sul mondo degli adolescenti. «Quel mondo – afferma - che troppo spesso ignoriamo, non capiamo, sottovalutiamo, fuggiamo. Ma io sono un privilegiato, perché insegnando a scuola ho la fortuna, ogni giorno, di vedere quanto quel mondo racchiuda perle di indicibile bellezza, di dolore autentico, di sogni ancora da decifrare e inseguire, ostinatamente, romanticamente. Come? Leggendo i loro temi, soprattutto. Accolgo dunque con entusiasmo questo concorso letterario, un tema a cielo aperto. Un trampolino per loro, un’occasione per noi. Un invito per i ragazzi a lasciarsi andare, a mettere nero su bianco quel che sentono davvero, quello che provano. Ciò che li spaventa, ciò che li entusiasma».

Cosa è importante per Deiana? «Rispondo di getto così: scrivere (e quindi leggere). Perché scrivere (e quindi leggere) ci libera, ci emoziona, ci fa compiere piccoli e grandi passi verso la consapevolezza di noi stessi e del mondo che ci circonda. Tante volte – continua - mi sono commosso leggendo i temi dei miei alunni, soprattutto di quelli più scapestrati. Nei loro errori, nelle loro storture grammaticali, nelle loro calligrafie impigrite dagli smartphone, colgo sempre lampi di imprevedibilità. Capisco i loro sentimenti, le loro frustrazioni, i loro traumi, i loro valori, appunto».

Il suo appello è conseguente: «Scrivete ragazzi, scrivete sempre. Che le parole sono autobus magici che raccolgono i vostri sentimenti lasciati a piedi in un giorno di sciopero, e che passano apposta per loro, per riportarli a casa. E ricordatevi sempre quel che cantava Roberto Vecchioni, parafrasando Fernando Pessoa: “Anche quando la guardi, anche mentre la perdi, quello che conta è scrivere. E non avere paura, non avere mai paura di essere ridicolo».

 

 

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